
Le separazioni vivono di lontananza, sono vecchiaie che vanno accompagnate per mano, gli si resta vicino ed è tutto quello che si può fare, un sorso d'acqua, una carezza ogni tanto, rendergli meno infelice la morte, aspettare che venga il momento in cui il rumore degli estranei che ti passano accanto diventi un suono tollerabile e il ricordo dei giorni insieme soffochi sotto il peso del tempo, perché è quello che bisogna far ingrossare e far diventare massa, lasciare che si dilati e chiuda quante più vie è possibile, in modo che il profilo che hai amato s'intacchi almeno un poco e si confonda con quello di chiunque altro, diventando un profilo qualsiasi composto dagli stessi pezzi reperibili su mille altri corpi e non più l'irripetibile, riservata bellezza che è sempre stata per te; e l'odore suo e suo soltanto, che t'impastava la mente e appannava la vista appena lo sentivi nell'abbraccio una mattina si ritrovi in un'essenza contenuta nel più insignificante degli oggetti, magari in una saponetta o in una stoffa, e somigliando a quella si declassi a odore come tanti e smetta finalmente di farti male, e così tutto il resto, le mani, gli occhi, le unghie, il sesso, il rumore dei corpi insieme, i risvegli, le parole dette e negate, le coincidenze raccontate mille volte, ogni più prezioso dettaglio si disperda nella moltitudine indifferenziata delle cose simili; fino a morire senza proteste, facendoti dire che forse è stato meglio così, e comportarti come se ci credessi.
Non cercarmi, aiutami nell'unica maniera che sappiamo tutti e due, resta dove potrei trovarti se volessi e fida che non lo farò perchè è questo che vuoi, non commettiamo altri errori, ognuno nella sua solitudine cancelli ogni traccia di quello che è stato, facciamo in disparte il lavoro sporco del tempo, il peggio che avremmo mai immaginato per noi (ma ci pensi, io cancellarti, fare finta d'ignorare che ci sono posti del mondo neanche lontani che ti comprendono, dove tu esisti e agisci; perpetrare questo delitto ai tuoi danni e ai miei, lavorare per una morte, reputare giusto un compito del genere e dedicargli la mia coerenza), smetti di domandarti che cosa ci ha rovinato e perché, lo sai come si comporta il dolore, non puoi parlarci, non sente ragioni e non le riconosce, ne fa carta straccia e dopo ti morde solo con più voglia, allora lascialo fare, aspetta che si stanchi, aspetta.
Diego De Silva. Da un'altra carne.

E so che l'unica cosa che voglio è avere un uomo nel mio letto, da abbracciare in silenzio, senza parole che ci identifichino. Non è molto quello che chiedo, ma sembra impossibile. Ho bisogno di qualcuno che mi ricordi che tutto questo ha un senso. Qualcuno che, dopo il rotondo silenzio della notte, mi dia il buongiorno e se ne vada. E' così semplice. Dopo tutta questa lunga camminata nella vita, nessuno mi dà il buongiorno. Solo le lacrime sono capaci di ricordarmi tanti saluti, tanti addii, come tutto si spezzi. Sono stata costretta a non nascere, ma le lacrime persistono. Cosa ho fatto. I giorni mi tornano incontro come se fossi nata con una colpa, come se avessi fatto qualcosa di esecrabile per essere disprezzata. Prima, la mia vita era stata un lungo e continuo tentativo per guadagnarmela. Ma poi, un giorno, ho cominciato a rendermi conto che la vita non si poteva guadagnare. Che non stava dalla mia parte. Poco importavano i motivi. Cosa avessi fatto. Non si trovava bene con me. A volte ho pensato, per sopportare questo supplizio, che forse tanto dolore mi avrebbe portata da qualche parte, che mi avrebbe reso più saggia, o almeno più forte, ma l’unica cosa che mi ha fatto, probabilmente, è rendermi terribilmente umile. Adesso che mi sono liberata della vita, che ho deciso che non è necessaria, che posso vivere senza di lei, non mi sento meglio ma molto più debole. Non c'è nessuna conoscenza che mi permetta di essere libera. Vivo su questa parete, impalata su me stessa, non trovo più sollievo nelle parole, né nella conoscenza. Non trovo rifugio negli uomini che mi desiderano, né in quelli che mi possiedono. In quelli che mi fanno soffrire col loro silenzio, né in quelli che mi assillano con le loro chiamate. Nessuno sa dove mi trovo; nemmeno io.
da La mancanza, di Paula Izquierdo (Cavallo di ferro, 2008)
Quando si spara, si spara, non si parla. (Tuco)
(si ringrazia Goretex Cowboy per la brillante intuizione)
troppo sciocco è piangere
sopra un amore perduto
malvissuto e scostante
meglio l'acre vapore del vino indenne
meglio l'ubriacatura del genio
... ciao Alda ...
Senza volontà, senza dignità.
Inutile combattimento a mani nude.
Io ti graffio la pelle.
Tu mi strappi il cuore.
Resa dopo resa.
Alba e oblio.
per omnia sæcula sæculorum

Le mie ferite sono più grandi dei tuoi desideri.
Death Nell - Winona Rider

...oggi va così...

8 settembre
Giunge la notizia della morte di Mike Buongiorno.
Harlock Hai sentito? E' morto Mike Buongiorno.
Federico Ma dai, davvero?
Harlock Sì sì, era a Montecarlo. E' uscito un flash d'agenzia ma non si conoscono ancora i dettagli.
Federico Eh, a Montecarlo, potendo scegliere…
Harlock Ecco, adesso inizieranno con i rinoceronti…
Federico Intendi dire i coccodrilli…
Harlock Sì, quelli…

Nella vita la coerenza è tutto. 
La pioggia che batte incessante sul tetto, a cancellare un'estate che non mi è mai sembrata così breve e insignificante. Il freddo improvviso. Mi raggomitolo sotto il copriletto troppo leggero, la testa affondata nei cuscini di piuma. Un altro, meno soffice, che segue la linea del mio corpo. A tamponare il vuoto, a fare finta che. Nel dormiveglia tutto può sembrare tutto. Non cambio le lenzuola da due settimane. Appesa ad un ultimo sciocco simbolico baluardo della tua presenza che presenza, in fondo, non è stata mai. Sudo freddo, il collo bagnato, il petto bagnato. Non trovo pace, questa notte. Ripenso ad una primavera di tanti anni fa. Avevo smesso di mangiare quasi completamente. Uno yogurt e una mela al giorno. L'unico pensiero era il controllo. E il movimento, tanto, tantissimo movimento. Per bruciare quello yogurt, quella mela e quello schifosissimo corpo che mi avvolgeva come un macigno gommoso. Era bello aprire gli occhi, al mattino, e sentire le ossa del bacino e la concavità del ventre. Ogni giorno più tesa, più profonda. Il battito che accelerava quando sul display della bilancia elettronica stava per comparire il peso e la percentuale di muscolo e di grasso. Il cervello che calcolava in un millesimo di secondo il nuovo indice di massa corporea, rispetto a ieri, rispetto al mattino. Questione di decimali. Delirio di onnipotenza. E' stato un attimo. Ho sentito il mio cervello ribellarsi. Uno strattone improvviso. Un elettroshock. A salvarmi da me stessa. Questo aspetto, adesso. Sto in silenzio, quasi non respiro. Per avvertirlo, quel segnale. Magari è un sussurro e io devo riuscire a sentirlo. Perché non posso deciderlo, è ovvio. Altrimenti lo avrei già fatto.

Purtroppo ho scoperto che menzionare l’ossessione non ha altro effetto che prolungare l’ossessione. (Heather McGowan, Duchessa del nulla, Nutrimenti, maggio 2009)

All'uscita dall'ufficio, un collega parla al cellulare, pochi passi dietro di me.
"Ciao piccola! stai facendo una torta? allora questa sera la mangiamo! sì, sì, sto arrivando… mi passi la mamma? ciao amore, sono uscito adesso… sono in scooter, tra venti minuti arrivo… "
Risponde la segreteria telefonica di Harlock. Con tutta probabilità non sono in casa. Lasciate un segnale dopo il segnale acustico bippppppppppppppppppp
C'est la vie. Giusta o ingiusta che sia, ma c'est la vie.

Sì, tua sorella era perdutamente innamorata di un uomo che la rendeva molto infelice. Usando i tuoi tecnicismi, forse dovrei dire che era ossessionata da lui. Da quello che mi ha raccontato aveva una relazione molto ambigua. Sembra che lui avesse occhi solo per se stesso. Era un egoista, come tanti altri. La massacrava moralmente, perché a volte voleva stare con lei e molte altre no, e questo accadeva in modo aleatorio. Invece di darle un po’ di stabilità, la consumava giorno per giorno; come una sanguisuga, le ha succhiato il sangue poco a poco. Era di quel tipo di uomini che hanno bisogno che gli diano gas, ma tua sorella, anche se era una donna forte, di fronte all'amore si comportava come se non avesse avuto volontà, come un'idiota. Si faceva calpestare e maltrattare, umiliare e strapazzare come uno straccio sporco dal quale devi scuotere la polvere. Conosco tanti casi simili; donne che si fanno in quattro per uomini che le tengono in vita con un po' d'acqua e un tozzo di pane.
da La mancanza, di Paula Izquierdo (Cavallo di ferro, 2008)