- Bellalì, ragazzi, e adesso cosa facciamo? Facciamo un salto sui Navigli?
- Ma siamo dall’altra parte di Milano… ora che arriviamo là e troviamo parcheggio!
- … ma sì, dai stiamo là una mezz’oretta, tempo di berci qualcosa… che ne dite?…
- mhmhmh… tu, suprema amante della pace e della solitudine che vuoi andare sui navigli, di sabato sera?… c’è del marcio in danimarca… sputa il rospo!
- Ma, niente… beh, sì, insomma… c’è un tizio, ci siamo conosciuti su Internet… e il sabato lavora in questo locale…
- E non vi siete mai visti?
- No… oddio, non esattamente…
- Tu sei fuori… e poi adesso sono curiosa…su, andiamo.. rapidi…
Che delirio. Adesso mi ricordo perché ho deciso di abbandonare Milano e rifugiarmi nella casetta nel bosco. Arriviamo davanti al locale.
- Non so se sia stata una buona idea…
- Ma no, dai! Preferisci andare da un’altra parte..?
- Boh, non lo so… vabbé, ormai siamo qui…
Ma perché adesso ho tutta ‘sta paura di fare qualsiasi cosa…devo raddrizzare il tiro…io nelle cose mi lancio, mica scappo, echeccavolo…
- Ragazzi… sedetevi pure… ma vavvertimo che tra venti minuti se chiude, eh…
L’accento non lascia grossi margini di dubbio. Cominciamo bene… simpatico, il ragazzo… ancora non ci siamo seduti e già ci vuole cacciare… va bene che è l’una e mezza, ma c’è ancora un sacco di gente… chissà perché sono assolutamente certa che se dovessi incrociare il suo sguardo, mi riconoscerebbe all’istante… sì, insomma, Harlock è Harlock, e che diamine…
- E, raga, mi raccomando, chiamatemi Alessandra.. ok? Mica che qui qualcuno inizia a strillare da una parte all’altra del tavolo “Fra, mi passi la lista, o il posacenere o il bicchiere o sa il cielo cosa”
- Ordiniamo? Sì, dai…
- Ommadonna, e adesso che cosa prendo…
Anche perché sono deconcentrata…lo osservo e cerco di sovrapporre parole, idee e sensazioni a questo viso sconosciuto…e poi se prendo il
mio Jack con due cubetti di ghiaccio, gli si accende la lampadina… lo sa che lo bevo sempre…
- Allora, cccheppprendete?
- Cointreau… due cointreau…
- Sì, anche per me… tre…. mi fa schifo… ma pazienza.. potrei bere anche del fango, in questo momento che, tanto, nemmeno sentirei il sapore…
- Una tonica, una chiara piccola… una guinness piccola… tre cointreau… vabbbbbene…
Non c’è verso, non mi guarda nemmeno per una frazione di secondo. Invisibile, trasparente… sono uscita da casa in assetto da guerra e adesso mi sento una specie di brandello di domopack.. roba da matti…
In compenso, continua a broccolare tre ragazzine di un tavolo più in là. Quando una donna, di qualsiasi genere, in qualsiasi luogo o circostanza, interagisce con qualcuno su cui io presumo di esercitare un qualsiasi tipo di diritto, il passaggio allo stato di sciacquetta è immediato. La sciacquetta bionda si allarga, pure.. gli accarezza il braccio… katia, osserva divertita la scena… e mi guarda in attesa della zampata… che, inevitabile, arriva “…don’t touch my breil…” sussurro io, con un sibilo a forma di sciabola… mammamia, ‘sto coso è proprio imbevibile… Lui arriva, ritira qualche bicchiere vuoto… tra un po’ ribalta le sedie sui tavoli con noi seduti sopra, se non ci diamo una mossa..
Oh, commenta a bassa voce Simona, ti ha guardato lo stivale… ne sono sicura… ma io dico… come si fa, come?, a guardare uno stivale (di altissimo livello, peraltro, comprato in saldo a gennaio ma per cui è stata comunque necessaria la cessione di un rene) e non risalire verso l’alto per guardare negli occhi la splendida donna che lo indossa?!? E’ chiaro..!!! il fatto è che mi ha riconosciuta.. però è in imbarazzo, paralizzato, e del tutto incapace di proferire verbo alcuno… comprensibile… anzi, a pensarci bene è proprio ammirevole… magari si è pure posto il problema che sono con delle persone che potrebbero non sapere di tutto l’ambaradan… sì, insomma, la discrezione è importante.. magari quello lì è il suo ragazzo…si sa mai…
Morale. Ce ne andiamo. Sono in macchina con Katia. Arriva un sms. E’ lui. Mi chiede se sono sopravvisuta alla serata precedente in zona Corso Como, conoscendo la mia scarsa propensione per la vita notturna, specialmente dove il fighetto pullula incontrollato, con le sue magliette con margheritone e cuoricioni stilizzati. Katia, senti, questo o ci fa o ci è… ha appena finito di lavorare e la prima cosa che fa è scrivermi un messaggio?!? Dai, è evidente mi ha riconosciuta, cerca il contatto ma non vuole scoprirsi per primo… ! Adesso lo inchiodo: “…vacca se mi hai guardata una volta negli occhi… e poi io odio il cointreau…” Risposta: “Stivale nero aggressivo? Giacca di pelle nera? Potevi dirmi qualcosa… è stata una serata difficile e quando siete arrivati voi vi ho odiato…”
Lascio Katia alla macchina e lo chiamo. “No, no… mi ricordo gli stivali… mi ricordo di aver appoggiato un cointreau da quella parte del tavolo… ma non ti ho assolutamente guardata in faccia… e comunque sono arrabbiato perché tu non mi hai detto niente…!” “E io sono arrabbiata perché tu non mi hai riconosciuta… roba da matti..”. E così, a parlare, ridere e scherzare fitto fitto per un’altra mezz’ora.
Che alla fine devi inspirare profondo per far arrivare ossigeno ai bronchi… che quando ci sono un sacco di cose da dire da scoprire da chiedere da raccontare, non c’è mica anche il tempo per respirare.
Ritorno da me. Da adesso, da stanotte. Sono stata così lontana, distante, perduta che non mi ricordo nemmeno tanto bene come sono quando sono io. Ritorno, sì. Ricomincio da zero, no anzi da tutto, ricomincio dall’essenza. L’essenza di me. Giro l’angolo, vedo le montagne inondate di sole e mi prende un groppo alla gola… che cosa vuoi che diventi? una lacrima… no, un sorriso che diventa brivido, di un brivido bello. Sento che sono dolce e che tutto quel male non mi ha inaridita come speravo, come temevo… sento che sono forte, che penso, che parlo, che urlo, che picchio duro… sento che sono curiosa, che cerco, che smanio, che osservo, che entro… sento che sono rilassata, che dormo, che sogno, che ho voglia di alzarmi e di uscire… sento che sono protetta, dall’affetto, dall’amore, dalla fortuna…. sento che sono musica rock, di ritmo, di bassi, di mani, di voce…. sento che sono libera, di essere, di scegliere, di stare ferma, di correre… sento che sono silenzio, sussurro, rumore e frastuono… sento che sono irrequieta, capricciosa, discola, sfrenata, persa… sento che tutto sta tornando al suo posto in un ordine nuovo… eccolo qui il pezzo di cielo… sì, mi sa che questa è la cima dell’albero alto, quello lì, a destra… l’essenza che scorre, che avvolge, l’essenza che danza… sento che non ho più bisogno di fuoco per essere vento.
Trascrizione di telefonata di una madre a sua figlia, domenica ore 19.30
- Ciao amore, dove sei?
- A casa, mamma…
- Sei sola?
- Sì, mamma, certo… chi vuoi che ci sia…
- Hai mangiato bene, oggi? Guarda che hai dimenticato l’ombretto in bagno…
- Quale?
- Quello viola, di dior… è piccolo, quadrato… sembra nuovo…
- Ah, bene, il mio preferito… l’ho ricomprato giusto ieri…
- Vuoi che te lo mandi in posta prioritaria? Ma no, dai, così non passa un altro mese prima che torni a trovarci ancora… cosa c’è, non parli… mi sei sembrata triste, oggi…
- E beh… sì effettivamente non sto proprio benissimo…
- Ma perché? …amore…lavoro… in generale? (ma sei una madre o un oroscopo?)
- In generale, mamma, in generale….
- Sei di poche parole, cos’è, stai per piangere? (ma come si fa a fare una domanda così?!?)
- No, mamma… dai, lascia stare….
- Ma mi vuoi bene… ci vuoi bene?
- Certo mamma, che vi voglio bene…
- Anche ai gattini? (respirone, stai calma, stai calma…)
- Sì, anche ai gattini… anche se non li conosco molto….
- Sono così bravi…. Anche il papà, sai, si è così affezionato… li pulisce perfino, adesso… abbiamo comprato anche le salviettine umidificate apposta….
- Bene. Ciao mamma. Ciao.
- Ciao amore.
"e risuona il mio barbarico YAWP sopra i tetti del mondo"
C’è una villa abbandonata, accanto al semaforo piccolo alla fine della discesa… spero sempre di trovare il rosso…… mi piace da impazzire sbiriciare al di là del cancello arrugginito… quanto vorrei poterci entrare…la cassetta della posta traboccante di pubblicità… ma dico, io, non lo vedete che qui non ci abita più nessuno, perché continuate a cacciar dentro carta? Il catenaccio arrotolato doppio sulla porta a garantire sicurezza al niente e ai suoi fantasmi… le ante delle finestre chiuse e un po’ cadenti a proteggere dalla luce i luoghi di passate emozioni, parole, lacrime e sorrisi… ci saranno i teli bianchi a coprire i mobili, i divani e le poltrone dalle forme arrotondate… ci saranno dei vecchi ritratti di quelli che ti senti sempre osservato … e magari un pianoforte scordato… ci sarà una soffitta piena di scatole, di vestiti, di carte, di foto in bianco e nero, di ricordi… ci sarà, deve esserci, un grande gatto grigio un po’ stanco e malandato, guardiano attento e silenzioso di questo piccolo castello e del suo giardino… le erbacce, le radici, i rami degli alberi che avvolgono ogni cosa in uno struggente abbraccio…. d’inverno, spoglio, a volte bianco di neve. Ora ricco, pieno, di mille sfumature di verde… e, da qualche giorno, un’esplosione di rose… gialle e rosse… da far invidia a quelle dei curatissimi giardini delle case intorno… perfette nella loro coreografia casuale… sfacciate… selvatiche… ribelli. E mi suonano sempre, quando poi scatta il verde…
Lo scenario è da far invidia ad una telenovela di quart’ordine. Lei, una laurea in economia, in bocconi, per giunta. Un lavoro interessante – più da fuori che da dentro, come nella stragrande maggioranza dei casi - in una azienda dal nome altisonante, su e giù dagli aerei, riunioni, trattative, eventi. Indipendente. Tanti amori importanti. Un sacco di amici, un sacco di interessi. Lui, invece, non ha potuto studiare. Operaio. Vive con la madre. Sei anni di volontariato in croce rossa. E nel weekend lavora nei locali per tirare su un po’ di soldi, perché vuole comprarsi una casa. E’ un curioso. Quello che non sa, lo impara per conto suo. Pochi amici. Una sola storia “seria” con una ragazza con la metà dei suoi anni. E una miriade di avventure da una notte o poco più. In sostanza, sentimentalmente immaturo.
Si sono incontrati per caso, una sera, in un locale dove lei è andata per sentire suonare un gruppo di amici. Lui prende le ordinazioni, si fa strada tra la gente che balla e che canta, con le mani stracariche di boccali di birra da litro. Bello, molto bello. Fisico da paura, occhioni color petrolio, una bandana nera calata sulla fronte a conferirgli quell’aria selvaggia al punto giusto. Una frase carina, un sorriso limpido… lui le lascia il numero di telefono… l’amica di lei che, uscendo dal locale, dice “non penserai di usarlo? lo butti via, vero?”. “perché dovrei?”. Il consueto rituale di telefonate e sms. Si vedono un po’ di volte, parlano, ridono, scherzano… tanto lo sappiamo tutti come va a finire, no? Già. Lei lo invita a casa sua. Una cenetta da urlo… vino rosso a scaldare la conversazione… candele ovunque, musica soffusa… Morale: un vero, assoluto disastro… l’esatto contrario della magia. Lui se ne va… meno male… ok, basta, a posto così, ognuno per la sua strada. Rimorsi 4 – Rimpianti 0. La regola sacra. Peccato che lui non la pensi così, la chiama, le chiede di uscire. “Voglio conoscerti” dice. E ogni volta la saluta baciandola sulla guancia. Va avanti così per quasi due mesi.
Lei nel weekend va nel locale dove lui lavora. Lui è gelosissimo e quando vede qualcuno avvicinarsi a lei per attaccare bottone, le pianta un muso così. Che cosa fai, ti metti in competizione con dei ragazzini imbecilli? Io adesso me ne vado, quando hai finito di trattarmi come una troietta me lo fai sapere, ok?! Spalle al muro. E finalmente un bacio come si deve.
Bella lezione, comunque, perché lei, per sua natura, non è gelosa, è follemente gelosa. E’ stata lasciata per questo. E ha giurato a sé stessa che da questa malattia deve guarire. Lo cerca con lo sguardo, mentre esce dal locale, non vuole fare tardi anche stanotte. Lui è lì a fare il cretino con due tipe ricoperte di tatuaggi… ridono, la musica è alta, si parlano nelle orecchie, una delle due scarabocchia qualcosa sul notes delle ordinazioni. La rabbia che esplode come un uragano… non credo ai miei occhi… non può farlo sapendo che lo sto guardando… oh, sì che lo sta facendo… al diavolo! Sei fuori. Fuori, fuori. Io non starò più male. Né per te, né per nessun altro. Che cazzo c’entra adesso questa lacrima? Ma sì, non è dolore, è solo rabbia, su… il dolore è un’altra cosa… questa è solo una leggera morsa alla bocca dello stomaco, non sei sul punto di morire… la senti la differenza, sì?
Sono le quattro e trentasei del mattino. Anche per stanotte, è andata. La chiama. Lo fa spesso, quando finisce il turno… una sorta di buonanotte prima dell’alba. E poi lei così è più tranquilla… gli tiene compagnia al telefono mentre guida verso casa, per scongiurare i colpi di sonno. Non risponde, non stanotte. Afferra il telefono e lo mette sotto il cuscino, che se no sveglia quelli del piano di sopra. Sei fuori.
E' finita anche questa stupida, inutile riunione. Mi ritrovo a pensare ancora una volta a te. Sarà perchè odio perdere tempo e le riunioni sono spesso una perdita di tempo e perdere tempo mi intristisce... e se la tristezza si insinua, vigliacca, il punto di arrivo è uno solo... un desiderio profondo, un sogno negato... per cui non ti perdonerò mai...
una notte per portare via tutti i dubbi
una notte per dire le cose non dette
una notte per coprire di un manto scuro la paura e la malinconia
una notte per sentire per affogare per volare
una notte per rendermi travolgente strepitosa inimitabile
una notte per riportarmi il tuo gusto tra la lingua e i pensieri
una notte per respirare il tuo profumo ancora
una notte per coprirti di sorrisi di parole di idee di tutto
una notte per essere sereni e bellissimi
una notte per restarmi e restarti dentro per sempre
una notte di niente di tutto di noi
una notte di Vento e di Fuoco
Venerdì notte. Che sete ne ho. Anche se so bene che non è vita reale… è solo rock, è jack con due cubetti di ghiaccio, è sorrisi per tutti e per nessuno, è mani alzate in aria e i soliti inni stanchi ad ipnotizzare per un attimo… mi sento bella, mi sento io… lo sguardo di miele e di ghiaccio che ti inchioda al muro… le labbra lucide piene di promesse e di contraddizioni… fa caldo, troppo… ho bisogno di aria, di acqua… in questo bagno pieno di ragazzine... ascolto le loro parole eccessive, deformate, banali… mi fanno un po’ pena, un po’ tenerezza… ma io che cosa ci faccio qui, che cosa c’entro io con tutto questo, chi penso di prendere in giro? Sono qui perché così il tempo passa e il vuoto per un attimo diventa pieno…o magari c’è lo stesso, anzi sicuramente c’è, ma almeno non me ne accorgo…. per un abbraccio forte che mi avvolge, per un bacio che chissenefrega se non è amore, ma in quel momento mi fa stare bene… salgo in macchina… sono già le quattro… non mi basta… voglio anche tutto il resto… come diavolo si accendono gli abbaglianti… non me lo ricordo… voglio la passione, quella travolgente, quella che non ci sto più dentro, cui arrendermi senza opporre resistenza… voglio una mente agile, originale, densa con cui duettare… voglio la complicità, l’essenza, il calore… voglio un eloquio morbido, fluido, intrigante da rincorrere e superare… voglio la convergenza, la perfezione, l’unisono.