E’ già da un po’ di tempo che mi chiedo se non sia arrivato il momento di abbandonare questo Castello. Di abbandonarlo e non tornare più. O di abbandonarlo per costruirne uno tutto nuovo altrove. Raderlo al suolo non potrei. Sono troppo affezionata ad ogni stanza, ad ogni mattone, ad ogni dipinto. Ad ogni abito che ho indossato. Ho perso il controllo. Ho permesso a troppe persone della mia vita reale di entrare nel mio cuore. Tra i miei sogni, tra le mie lacrime, tra le mie paure. Per vanità. Per ingenuità. E non riesco più a scrivere. Mi sento frenata. Giudicata. Spiata. Mancano pochi giorni a Natale. Alla fine di quello che è stato indubbiamente l’anno più difficile della mia vita. La scorsa primavera un amico cercava di spiegarmi il significato della parola kairos. Ho digitato questa parola in Google, per saperne di più. Come faccio spesso. E mi sono ritrovata in un blog di Splinder. Incuriosita, ho iniziato a leggere, a muovermi tra i link. E ho scoperto un mondo meraviglioso, di persone che sapevano usare le parole. Che avevano una grande voglia di raccontarsi, di capirsi, di sfogarsi, di divertirsi. Una tentazione irrisistibile. Un’occasione unica. Non vedevo l’ora di andare a casa la sera per scrivere nuovi post, per studiarmi il manuale di HTML, per giocare con i template. L’emozione dei primi commenti. La voglia di sapere chi c’era dietro ad un blog. Piccole e grandi affinità. Piccole e grandi amicizie. Il primo è stato Sovraesposizione, cervellotico e così simile a me nel modo di vivere le cose. Divorandole. E arrendendosi ad esse. Poi è arrivato Wos. Con i suoi acronimi, la sua enigmistica sentimentale, i nostri discorsi interminabili. Il mio poeta personale con un cuore grande così. E gli occhi limpidi da marinaio. Alkanette e Glittering. Una sorsata fresca, un sapore caldo. Intensa e breve. Senza rimpianti. Precipitandosivola. Possibile e impossibile. Come i sogni. Come le bugie. Come la disperazione. E il genio. E poi Gemma. Senza volto. Di dolore straripante. Di perché che non hanno risposte. Che annaspano. Che annegano. Che urlano. Una sorella minore. Anche se non lo sa. Forse. E la dolce Fenice, che mi ha presa e portata via dalle lacrime inutili. Con le sue ali eleganti e suoi abbracci affettuosi. Polemiko e Lys. Ad insegnarmi che l’intensità e la semplicità sono facce di una stessa medaglia. A ricordarmi che i momenti perfetti esistono. A farmi sperare di averne piena la vita. Timanfaya. Limpida. Accogliente. Con la sua capacità di unire. Con la sua generosità d’animo. E quella nota nostalgica di fondo. Che la rende unica. E Netta. Spigolosa e morbidissima. Irriverente, divertente, delicata. L’ultima degli alchimisti. Tra le sue mani la rabbia e la paura diventano poesia. Diventano vita. E, infine, il Maestro. A riaccendermi la vita. A illuminarmi il cuore. Stretta nell’abbraccio dei suoi maglioni troppo larghi. Accarezzata dai suoi occhi dolci dietro le lenti graffiate. E sarà un anno bellissimo. Lo so. Lo sento.
grazie a tutti voi per ogni istante che mi avete regalato
e Buon Natale
sempre vostra Harlock
Galleggio tra le immagini di questi giorni caldi. Pensieri morbidi, fluidi, dolci, fluttuanti. Dalla mente agli occhi dal cuore alla pelle. Senza soluzione di continuità. In un quadro che si arricchisce di colori nuovi. Di film e di libri che sono regali e domande e un po’ di noi. Di risvegli lenti e pieni d’amore e di marmellata di albicocche. Di incubi che tornano e di lacrime lavate via da bagnoschiuma alla mandorla. Di sapori semplici e forti. Senza paure e sensi di colpa a rovinare tutto. Di risate a crepapelle. Di filastrocche in lingue strane da tradurre con un filo di voce e con il cuore che batte forte. Di sguardi che non ce la fanno a contenere tutte le parole che ci sono dietro. Mi guardo nello specchio e miei occhi sono miele senza artificio di pittore. E i miei zigomi sono alti e fieri e paurosamente belli. A fare ombra a queste labbra accese arrese appese ai desideri e ai baci. E il mio corpo che chiede e che risponde e che ride. Le luci dell’albero di Natale pulsano lievi come piccoli sorrisi nel buio. A ricordarmi che ci sei, che qualcosa è cambiato. Dopo un anno in cui annullare valeva più di vivere. E’ tutto qui.