Benvenuti nel mio Castello

† passaggio segreto


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† specchio delle mie brame


† spiriti liberati

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† editto del regno

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† innocenti vanità

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† sentinelle del castello



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venerdì, 18 febbraio 2005

Da quando ho iniziato a viaggiare per lavoro ho assistito all’evoluzione del servizio di ristorazione volante. O del servizio volante di ristorazione, se preferite. All’inizio fu il vassoietto a scomparti multipli. Un posto per ogni cosa, ogni cosa al suo posto. Contenitore con coperchietto termico per pietanza calda. Piattino con mezza fettina di salmone affumicato, tre julienne di carote, un bastoncino di sedano, un mini belpaese. Burrino. Pane gommoso con cuore di ghiaccio o, a seconda della tratta e del timer dello scaldavivande, ghiacciato con cuore gommoso. Tazzina contenente monodose di acquapanna con apertura a strappo. Trancio di torta. Al cioccolato con leggera farcitura. Bustina sigillata contenente tovagliolo di carta, bustine di sale e pepe, bustina di latte in polvere o pannina liquida, set di posate. Un tempo erano di acciaio. E si potevano collezionare. Poi un giorno qualcuno ha pensato che con le posate ci si poteva anche dirottare un aereo e farlo andare a sbattere contro un grattacielo. E così si è passati a forchette e coltelli di plastica. E addio collezione. Da dodici, almeno. Quella da sei è riposta con amorevole cura nel cassetto delle cose che rivedranno la luce in occasione del prossimo trasloco. E poi, un brutto giorno, trauma: il tramezzino. Pollo o Formaggio? Le distanze tra le capitali sono aumentate. A fine pasto guardavi sotto e c’erano ancora le Alpi. Mentre prima, dopo la torta, eri già a metà Francia. E la mia identità di cittadina europea ha subito un duro colpo. Infine l’irreversibile passaggio allo snack.

La hostess si rivolge al passeggero della fila davanti a me.

- Che cosa gradisce da bere?

- Coca Cola.

- Biscotti o salatini?

- Biscotti

- Prego

- Grazie

- Che cosa gradisce da bere?

- Acqua naturale, grazie.

- …

La hostess appoggia sul mio tavolino il bicchiere d’acqua e una bustina di salatini al sesamo.

- Prego.

- …grazie…

Avranno finito i biscotti, penso. Fila successiva. 

- Che cosa gradisce da bere?

- Succo d’arancia, grazie.

- Biscotti o salatini?

- Biscotti.

E’ giunto il momento di rimettersi a dieta. Immagino. Nel frattempo sto seriamente meditando di citare l’Alitalia per istigazione all’anoressia.

 

mercoledì, 09 febbraio 2005

Adora stare a letto a leggere quando fuori nevica. Quando anche il silenzio diventa bianco. Morbido e puro. Appoggia il libro accanto a sé, aperto, a faccia in giù. Toglie gli occhiali. Inspira profondamente. A cercare una pace che sembra non arrivare mai. Che in un momento appare cosi vicina, nitida. E il momento dopo si dissolve violenta, come un miraggio. Il palmo della mano destra appoggiato sulla guancia. I polpastrelli sfregano gli occhi in un gesto circolare. Lento. Delicato ma intenso. A cancellare i pensieri. L’amarezza. La paura di domani. A ributtare indietro quel nodo che sale alto in gola. Le palpebre si schiudono piano, liberando lo sguardo miope e stanco. Un gesto di sua madre. Che si ritrova dentro e che ripete uguale. Nel sangue l’inquietudine. E la certezza densa, del non sapere dove e nemmeno come andarci.

A mia madre.