Benvenuti nel mio Castello

† passaggio segreto


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† specchio delle mie brame


† spiriti liberati

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† editto del regno

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† innocenti vanità

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† sentinelle del castello



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lunedì, 30 maggio 2005


Sarà l’estate che bussa forte sulla tua pelle, sarà che una volta esaurite lacrime e rabbia ci si vede meglio, ovunque ti giri c’è un’immagine, una scena, una storia che cattura la tua attenzione. Un post che prende vita davanti ai tuoi occhi. Parcheggio di un centro commerciale, tardo pomeriggio di venerdì. Perché non penserai, vero?, di poter sopravvivere senza un altro paio di calze con i fiorellini rosa e fucsia, che stanno DIVINAMENTE con il nuovo colore dei tuoi capelli. Comunque. C’è un’auto. Una golf grigia. Un modello piuttosto vecchio. Il bagagliaio è aperto. E il suo proprietario armeggia davanti ad esso. Si infila dei pantaloni ampi, sopra ai jeans, di tessuto bianco e lucido. Una casacca morbida con grandi bottoni neri. E un collo a sbuffo, di tulle. La maschera e la lacrima di un pierrot formato weekend. Resto incantata di fronte a questa trasformazione svelta, dall’uomo al personaggio, dalla vita alla favola. Piazza un piccolo piedistallo, tra i bambini urlanti e l’odore di frittura. Un palco in un parcheggio. A sostenere un sogno. O a tirare la fine del mese.


mercoledì, 25 maggio 2005


Non ho mai amato Stephen King, pur avendo letto molti dei suoi libri. Ho un ricordo piuttosto vago dei titoli, delle trame e dei personaggi. Solo un brano ricordo bene. Poche righe che ho sempre conservato e portato con me. Come un vecchio gioiello avvolto in un fagottino di stoffa. E chiuso con un nastro di raso nero.

Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui ci si vergogna, perché le parole le immiseriscono - le parole immiseriscono cose che finché erano nella nostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a poco più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori. Ma è più che questo vero? Le cose importanti giacciono troppo vicine al punto dov'è sepolto il nostro cuore segreto, come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i vostri nemici sarebbero felicissimi di portar via. E potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perché vi sembrava tanto importante da piangere quasi mentre lo dicevate. Questa è la cosa peggiore secondo me. Quando il segreto rimane chiuso dentro. Non per mancanza di uno che lo racconti, ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare. (Stephen King)

lunedì, 23 maggio 2005


Salgo in macchina. Mi serve del rock, ora. Una ballata forte e amara, a volume alto. Mi servono i finestrini abbassati e l’aria in faccia. Le marce tirate, veloci, una dopo l’altra. Mi serve respirare forte l’odore della sua pelle che mi resta tra le mani. Mi servono i suoi occhi spalancati dentro di me. Mi serve scoprire il sapore della sua bocca, dolce e ghiacciato. Mi serve sorprendermi di fronte alle sue risate e alle mie. Mi serve divorare l’essenza, sfiorandola appena. Mi serve il gioco, il contatto e il distacco. Mi serve sentire il sangue con le bollicine dentro. Mi serve ammettere con me stessa di essere stata dannatamente bene. Mi serve piangere a dirotto. Per buttare fuori, per scaricare le emozioni. Quasi come se dentro non ci fosse spazio abbastanza per tenerle, per accarezzarle, per viverle. Sono già arrivata a casa. Avrei guidato tutta la notte, in fondo alla notte. A cercare una strada. Uno svincolo. Un passaggio. Anche stretto, anche pericoloso. Per lasciarti entrare. Per lasciarmi entrare.

 

mercoledì, 18 maggio 2005


No, ma io dico. Esci dall’ufficio di corsa, perché hai miracolosamente conquistato l’ultimo lettino disponibile della giornata, presso il tuo centro abbronzatura preferito. Durante il tragitto, fai due telefonate e, complici le code ai semafori, ti infili la fascetta di spugna in testa, ti strucchi con gesti precisi e consolidati da anni di esperienza. Evitando accuratamente di incrociare lo sguardo allibito del tuo vicino di corsia. Sei in perfetto orario, il traffico è, come sempre quando cadono due gocce d’acqua a Milano, sostenuto ma scorrevole. Incrocio con lo stop. Macchine che arrivano da sinistra e da destra. Questione di attimi. O ti lanci oppure tra qualche anno ritroveranno il tuo cadavere mummificato. E per giunta pallido. Ok, via libera. Parto, accelero. Sterzo a sinistra, il volante improvvisamente rigido. La macchina prosegue dritta. Lentissima. Verso lo spiazzo di fronte. Fortuna che non era un muro, pensi, cercando di capire che accidenti sta succedendo. Morale: chiami il tuo collega che ti da il numero del meccanico che ti dice che  probabilmente è partita la cinghia di trasmissione o quella dello sterzo e che devi chiamare la società di noleggio che, a sua volta,  chiama l’officina autorizzata dal momento che l’auto è ancora in garanzia - meno male, non voglio immaginare che cosa succederà quando non lo sarà più - e il carro attrezzi che arriverà tra quaranta minuti (da dove arriva, da Catania?) giusto in tempo per farti venire a prendere dal mitico Franco di rientro dalla spesa del martedì e arrivare a casa con la frangia pesantemente compromessa dall’umidità e la pelle candida come uno yogurt. Che, a dire il vero, con la giacca di raso viola non starebbe nemmeno male. Ma risalterebbero meno gli occhi. E le magie, poi, vengono meno bene. 

lunedì, 16 maggio 2005


Con l’alchimia non si scherza. Anche se sembra un gioco. Anche se ne fai un gioco. L’alchimia è ritmo. Delle parole. Ma soprattutto del silenzio. E’ equilibrio. Che accarezza delicatamente la lama. La sensazione costante che stai per tagliarti, la certezza che non accadrà. E’ spazio. In cui muoversi. Pareti trasparenti dietro le quali sai di non poterti nascondere. E’ pensiero che diventa parola mentre è ancora pensiero. E’ insonnia. Inspiegabile. Frizzante. E’ acqua ghiacciata, che ti arriva addosso ai margini di una cascata. E’ incoscienza. E fiducia. E’ luce. Perché "non c’è nulla che possa, nel buio, diventare vero".

Se, ovviamente, si crede alla magia.


E’ stato un solco
Tracciato all’IMPROVVISO
Senza certezze
Senza prudenza
Nell’annusarci
D’ISTINTO E DI STUPORE
In un crescendo
Che ha dell’irregolare

Ma voglio che tu
Tu PIANO PIANO scivoli dentro me
Ma voglio che poi
Nell’insinuarti sia
INCANTEVOLE
Ma voglio che tu
Tu piano piano faccia
STRAGE DI ME
In un incerto compromesso
Tra la mia anima e il suo riflesso


Siamo certi, Vostro Onore, che ne terrà conto.

(Si ringraziano i Subsonica per il consueto supporto)

mercoledì, 11 maggio 2005


Ti dico che è vero. Che ci sono persone che non sanno dove andare, che non lo sapranno mai. Ti dico che a volte le persone si ribellano, una ribellione infantile, un bisogno autodistruttivo di sbattere violentemente la testa contro la realtà. Una ribellione, dico. Contro le aspettative degli altri, contro se stessi. La mancanza di forza è questo. Il bisogno di lasciarsi trasportare dagli eventi perché si è stanchi. Solo questo. Stanchi di non si sa nemmeno cosa, ma infinitamente prostrati, sfiancati.

da Il Silenzio che viene alla fine, di D. Gambetta (Einaudi, 2005)


giovedì, 05 maggio 2005


- Prendo le chiavi della macchina.

- No, lascia stare… prendiamo la mia…

- Bello! mi piace farmi portare in giro…

- No, hai sbagliato a capire. Guidi tu.

Veloce. Solido. Scattante. Mi sento sicura. Rilassata. In buone mani. Come quando al volante c’è mio padre. Questa cosa mi sorprende. E mi piace molto. Molto.

Strade che si lasciano guidare forte
Poche parole piogge calde e buio
Tergicristalli e curve da drizzare
Strade che si lasciano dimenticare