Benvenuti nel mio Castello

† passaggio segreto


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† specchio delle mie brame


† spiriti liberati

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† editto del regno

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† innocenti vanità

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† sentinelle del castello



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venerdì, 29 luglio 2005


L’Arcadia ha fatto scalo su Orione. Fa caldo, un caldo umido, un po' come a Milano in questi giorni. E c’è anche qualche zanzara in giro che, chissà come, è giunta fin quassù. E’ meglio proteggere le caviglie con i tuoi fedeli anfibi, in queste lande desolate. Un abito di voile leggero che scivola sulla pelle. Qualche boccolo capriccioso ad incorniciare viso e collo. Che, a voler guardare, sembri più il personaggio di un fumetto manga che un Capitano di animo nobile e indiscusso coraggio. Ma è tutta questione di immaginario. Che so, un Cacciatore di Vampiri ti aspetti che arrivi in sella ad una moto potente, ammantato in pelle nera e con degli avvolgenti occhiali scuri a schermare la carnagione d’avorio e lo sguardo impietoso e affamato di sangue e giustizia. E invece no. Cioé sì, la moto c’è, ma la divisa estiva prevede pantaloni arancioni, una lieve abbronzatura e un paio d’occhi trasparenti e dolcissimi. Il che complica un po' le cose perché così il copione salta e tocca improvvisare. Orione, dicevamo. Questo sì che un assist con i fiocchi. Ho visto i viaggi e la curiosità del mondo. Ho visto progetti e sacrifici. Ho visto sogni spezzati e sogni esauriti. Ho visto stelle di cristallo strette tra le mani. Ho visto piume sparse dappertutto. Ho visto gatti incrociati con coguari che divorano metri di spago e di affetto. Ho visto bicchieri di ogni foggia e colore e accappatoi di spugna morbida rubati negli hotel di lusso. Ho visto liste di cocktail disfatte e poi rifatte. Ho visto parole rovesciate a fiumi che la punteggiatura nemmeno a pagarla oro e che non si fa nemmeno in tempo a prendere fiato. Ho visto sguardi generosi e "non so perché te lo dico ma ho voglia di dirtelo". Ho visto  navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni e i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. Va bene, scusate, mi sono lasciata un po' prendere la mano. E che su Orione mica ci si va tutti i giorni. Così cambio il finale. E tutti quei momenti non andranno affatto perduti nel tempo. Come lacrime nella pioggia.

 

mercoledì, 27 luglio 2005


Parigi. Cimitero di Père Lachaise. Uno dei luoghi più magici al mondo. Cammino tra i vialetti con passo calmo e cuore incantato. Tutto è perfetto. Candido. Nessuna immagine. Nessun volto. Solo anime. Si respirano arte e storia. Memoria e suggestione. Qui riposano Oscar Wilde, Molière, Proust, Edith Piaf. Jim Morrison. E Modì. Mi fermo accanto ad un piccolo gruppo di turisti che ascoltano le parole di un vecchio signore. Non è una guida. Cioè, sì lo è, ma sembra più un cantastorie di altri tempi. La barba bianca, incolta. La giacca sformata, un po’ sgualcita, tesa sul ventre prominente. I suoi occhi, opachi di tempo, mi sfiorano per un istante. "Qui riposa in pace Fryderyc Chopin. Il corpo di Fryderyc Chopin. Prima di morire espresse un desiderio. Che il suo cuore fosse portato a Varsavia, sua adorata città natale. Si racconta che quando il vento soffia da est, qui, sulla sua tomba, si sentano le note dei suoi Notturni…"  Mi lascio portare via dalla sua voce calda, lenta e malinconica. Come una poesia in un giorno di pioggia.

- La pioggia parla…
- E che cosa dice?
- Non piangere, amore.

martedì, 26 luglio 2005

 

 

capitano, ti vorrò sempre bene.

tuo  WOS

 

 

lunedì, 25 luglio 2005


Che poi, alla fine, ci si può arrovellare su ciò che si sente, sulla sottile differenza tra emozioni e battiti, sui fantasmi passati e sugli eroi futuri, sulle cose facili e su quelle per cui vale la pena combattere (anche contro se stessi, a volte), sui tulipani bianchi e sui momenti perfetti, sull’orgoglio e sull’equilibrio. Quando magari tutto ciò che serve è un sms a tre quarti della notte. Che sa di sorrisi e di attenzioni.

- Ma tu lo sai, vero, che sei completamente fulminato?

- Usciresti con me se non lo fossi almeno un pochino? La normalità e la banalità si trovano in ogni dove! E finché il fisico regge… ops l’alba! Te la dedico. Bacio.


Non riesci più neanche a sostenere il mio sguardo. I miei occhi fissi sui tuoi. I tuoi che sfuggono veloci. Imbarazzati. I miei no. I miei restano lì. Limpidi e sereni. Scorro rapida le linee del tuo viso, il naso affilato, i capelli più lunghi. Le labbra che baciavo fino a non poterne più. Le braccia forti e disegnate, di china e vene tese. Tra cui mi perdevo. Da cui spiccavo il volo. Ma davvero questo è l’uomo che ho amato? Quello per cui sono stata a tanto così da morire? O almeno mi è sembrato. Fvà, come stai? mi chiedi. Bene. Rispondo io mentre sorrido lieve. Abbastanza, almeno. Sì, insomma, ora va meglio. E’ stato un anno e mezzo d’inferno. Sembravo una farfalla impazzita. Ogni cosa diventava tutto. E subito dopo niente. E tu, Sté, sei felice? Sì, ho incontrato una persona. Ci sto bene. Penso che sia quella giusta, ovviamente non glielo dico, ma credo che lo sia. Dovresti farlo invece. Io credo che il giorno che mi capiterà, avrò voglia di gridarlo all’universo. Risalgo in macchina. E mi ascolto a fondo. Nulla. Niente dolore. Niente rancore. Niente rabbia. Che sarebbe da piangere di gioia. E, invece, nemmeno questo.

Nulla, allora, ostacolerà il mio cammino (…). Da qualunque lotta o riposo mi alzerò forte e bella come un puledro.


giovedì, 21 luglio 2005


Firenze. Colline e ulivi ovunque e un caldo che spezza il respiro. Un sms che sgorga morbido tra le dita. E che finisce dritto dritto sotto la lama di una ghigliottina inondata di sole. Sorriso amaro. No anzi, solo amaro. Chissà dov’è ora tutto quel bene sparso. Arso. Perso. Lego, stretti, i polsi ai Sogni. Che mi guardano con occhi delusi e severi. E li sbatto, brusca, in questa cella umida della torre nord. I Guardiani controllano discreti ma implacabili i confini del bosco. Per tenere fuori dalle mura la malinconia. E questa tristezza densa che cola dentro al cuore. Pirati e Cacciatori di Vampiri duellano col niente. Spezzando il buio ghiacciato di questa stanza. Sfidando la sorte e la morte. Nel più visionario fumetto del terzo millennio.

mercoledì, 20 luglio 2005


"La cosa che più mi piace al mondo… io sento qui dentro, così mentre si apre… quasi, quasi posso dire cos’è, ma non ci riesco… è come una cosa che sarà… è come… è come una voglia di respirare molto, ma anche la paura… non so… non so, fa quasi male… è tutto… è tutto."

 

martedì, 19 luglio 2005


- Non è quello che sembra…
- Non lo è quasi mai.
- Già. Stavo per cascarci… che provassi qualcosa… un accidenti di niente! Perdonami se sono una palla di rabbia. Ma tante cose sono successe sulle montagne russe  emozionali che io, sbellicandomi, chiamo la mia vita… cavolo, anche in questi ultimissimi minuti! e sai una cosa? Diciamo che questa è la nuova Joan.

Da Scherzi del Cuore, di W. Carroll (1998)

Diciamo che questa è la nuova Harlock.

venerdì, 15 luglio 2005


… disse: "I draghi non esistono", e poi mi condusse nelle loro tane…

Da Qualcuno volò sul nido del cuculo, di M. Forman (1975)

mercoledì, 13 luglio 2005


Dante: Allora… che programmi hai per stasera?
Beatrice: Vado a casa di Francesca.
Dante: Sei già uscita dall’ufficio?
Beatrice: Sì, sono appena salita in macchina. Sto seguendo Francesca.
Dante: Ah, quindi poi torni a casa…
Beatrice: No, no, ma va! Non ci penso proprio, abita in mezzo ai bricchi… mi fermo da lei a dormire.
Dante: Ma quindi domattina non tornate in ufficio?
Beatrice: Sì certo che andiamo in ufficio…
Dante: E allora mi spieghi perché avete preso due macchine?
Beatrice: …

lunedì, 11 luglio 2005


Qui nel Castello il fuso orario lo decido io. E quindi dichiaro ufficialmente concluso lo "stupidera day". Vado verso la macchina, sgomitando attraverso questa cappa di caldo densa, compressa da grandi nuvole nere. Un raggio di sole che, più forte, riesce a passare. Un po’ come questo sorriso sulle mie labbra, desiderato e timido, a squarciare la malinconia.

Forse non sai quel che darei
Perché tu sia felice
Piangi lacrime di aria
Lacrime invisibili
Che solamente gli angeli
san portar via

Ma cambierà stagione
ci saranno nuove rose

Vorrei rinascere per te
e ricominciare insieme come se
non sentissi più dolore
ma tu hai tessuto sogni di cristallo troppo
coraggiosi e fragili
per morire adesso
solo per un rimpianto

Perdona e dimenticherai
per quanto possa fare male in fondo sai
che sei ancora qui
e dare tutto e dare tanto quanto il tempo
in cui il tuo segno rimarrà
questo nodo lo sciolga il sole
come sa fare con la neve

Ci sarà dentro te
e al di là dell’orizzonte
una piccola poesia

Ci sarà
forse esiste già
al di là dell’orizzonte
una poesia anche per te

(Elisa)

 


Sarà stato il trancio di pizza debitamente mozzarellato, saranno state le chiacchiere fitte fitte con l’amica che ha trascorso il weekend a "sciacquare i panni in Arno", sarà stata la visione del sempre pregevole "Chocolat" con un ancor più pregevole Johnny Deep che, a mio modesto parere, costituisce sempre un'inconfutabile prova dell’esistenza di dio, sarà stato il materasso più rigido rispetto a quello su cui sono abituata a dormire, fatto sta che stamattina mi sono svegliata di ottimo umore, canticchiando un grande classico di Vasco.

…ama farsi guardare
non sopporta la gente
che annoia e che rompe
alza sempre la voce
sa sempre tutto lei
e anche quando c'ha torto
non lo ammette mai
lei è molto sicura di essere sempre la prima
ed è molto nervosa proprio
come una diva…

…poi da vera regina
dà le dritte ad ognuna
quello è il maschio più bello
non toccatemi QUELLO!!!

Proclamo ufficialmente lo "stupidera day".

 

giovedì, 07 luglio 2005


Eccola qui, la mia nuova passione. Clarice Lispector. L’ ho scoperta per caso, in una delle mie scorribande letterarie. "Vicino al cuore selvaggio". Non un titolo. Una calamita. Divorata, in queste notti strane. Stupore. E fusione assoluta. E' morta che io avevo sette anni. Quindi immagino di non poter essere la sua reincarnazione. Ma mi sarebbe tanto piaciuto. Parlami di te, Clarice. Parlami di me. Ti prego…

"Sembrava una gatta selvatica, con quegli occhi brucianti sulle guance infuocate, (…) i capelli castani spettinati sulle sopracciglia. Distingueva in se stessa della porpora cupa e trionfante. Cos’era che la rendeva così brillante? La noia… Sì, nonostante tutto, sotto c’era del fuoco, c’era fuoco anche quando rappresentava la morte. Forse era questo il piacere di vivere".



Eppure, come tragitto normale, se non avesse cercato un dio esterno avrebbe finito per divinizzarsi, per sfruttare il suo stesso dolore, amando il proprio passato, cercando rifugio e calore nei propri pensieri, a quel punto ormai nati con una volontà da opera d’arte, che poi le sarebbero serviti come cibo vecchio nei periodi sterili. C’era il pericolo di fissarsi nella sofferenza e organizzarvisi dentro, cosa che sarebbe stata lo stesso un vizio e un calmante.

Da Vicino al cuore selvaggio, di Clarice Lispector (gli Adelphi, 1987)


A Silvia. Per scongiurare questo pericolo. Ti tengo d’occhio.


martedì, 05 luglio 2005


Il presidente della società per cui lavoro è appena entrato nel mio ufficio, mi ha dato il consueto buffetto sulla testa e ha detto: "Dottoressa, ma com’è bella! Lei è sempre così… così… caramellosa!"

Caramellosa? Sì. Mi piace. Ultimamente, lo confesso, mi sento molto caramellosa.



Dietro alla chiesa, in una via stretta e arrotolata, c’è una tabaccheria. Che non è solo una tabaccheria. E’ una specie di emporio, con vecchi arredi in legno tipo La Casa nella Prateria, dove ci puoi trovare un po’ di tutto. Abbigliamento. Articoli per la decorazione. Cancelleria. Merceria. In rigoroso ordine sparso. Mi chiedo quando avranno fatto l’ultimo inventario. Forse negli anni trenta. Il negozio è gestito da un’anziana signora e da sua figlia. In paese dicono che siano un po’ fuori di testa. Sembrano le ultime discendenti di una dinastia di streghe un po’ decadute. Un po’ sgarruppate. Con lo sguardo tra l’allucinato e l’assente. E poi c’è il guardiano della bottega. Un carlino bianco. Beh, bianco si fa per dire. Diciamo bianco sporco. Che sta appollaiato nella vetrina di fianco all’ingresso. Aspetto la mia marca da bollo. Entra una rubiconda signora, guarda il carlino e esclama: "Che bello! Come si chiama? E’ bravo?"  Io strabuzzo gli occhi e faccio appello alle forze cosmiche per non sbottare: "Ma che cosa sta dicendo? Ma non lo vede che è di una bruttezza devastante?!" La Strega Madre risponde. "Bello, eh? Si chiama Briciola. E’ bravissimo. Ma mica con tutti, sa? Per esempio riconosce dall’odore i ragazzini che si fanno le canne. E quando entrano inizia ad abbaiare. Anche il negro del supermarket non gli piace un granché. Ma siccome è grosso, lo guarda di sguincio, ringhia un pochino, ma non abbaia." Mi immagino l’orribile bestiola che rimpiazza i cani lupo della polizia doganale di Linate, per sventare traffici illeciti e per controllare l’immigrazione clandestina. Inizio a ridere e non riesco a fermarmi.