Benvenuti nel mio Castello

† passaggio segreto


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† specchio delle mie brame


† spiriti liberati

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† editto del regno

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† innocenti vanità

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† sentinelle del castello



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venerdì, 30 settembre 2005


Ci sono sere così. Sere che decidi di vestire a festa, mentre hai solo voglia di vomitare fuori sentimenti e risentimenti. Fai scorrere l’acqua nella tua nuova splendida vasca ovale.  E ci versi dentro una generosa dose di bagnoschiuma alla ciliegia. Intanto fai tostare il pane, ci spalmi sopra un bello strato di burro e completi il tutto con qualche fettina di tonno affumicato. Apri una bottiglia di Lancers rosa ghiacciato. Accendi quattro candele sul bordo della vasca. La  voce di Marvin Gaye si fonde con l’aria. Con l’acqua, con la pelle. Ti capiterà che avrai amore e lo darai senza fatica. Ti succederà di non aver bisogno di avere paura.  Oh, sì certo. E intanto con la fatica e la paura che cosa ci faccio, eh? Le tengo con la testa sotto l’acqua fino a che non annegano? Ti abbracci nell’accappatoio bianco. Abbandono. La testa. Pace. Il respiro. Tormento. L’anima. 

"Si era raggomiltolata sotto le lenzuola e quella notte si era addormentata senza troppa fatica pensando che il dolore non ha nome e che la musica nelle orecchie riempie bene certi istanti. Aveva trovato una posizione comoda e un ultimo pensiero con cui pensare ancora una volta l’amore e l’accettare di volere uomini così, giornate così e parole da buttare via ogni volta."  

lunedì, 26 settembre 2005


Oggi è un giorno da pensieri sparsi…


Sulle travi di legno della mansarda l’ora proiettata dalla mia sveglia non si vede. E questo è un problema che deve essere risolto. Quando dormo, voglio sapere a che punto è la notte.
*
Stamattina, mentre parcheggiavo davanti al bar dove faccio colazione, ho quasi stirato una suora in retromarcia. Dallo specchietto ho visto lo sguardo allarmato della poverina. Ma non l’ho sentita pronunciare improperi di sorta. Magari solo perché avevo i finestrini chiusi.
*
Sullo spartitraffico di viale Elvezia si è incastrato un mazzo di palloncini colorati. Fuggiti da chissà dove. Saranno stati una ventina, di quelli tradizionali. Chissà se li fanno ancora quelli a forma di coniglio. Rosa. Quando ero piccola erano i miei preferiti. Mi piaceva assistere alla trasformazione. Al progressivo deperimento. Un orecchio, poi l’altro. La superficie sempre più soffice e rugosa. Fino a penzolare, agonizzanti, dalla maniglia della finestra della cameretta. E rinunciare definitivamente al cielo.
*
L’amore puro esiste. Solo che è fatto di frammenti. Slegati, sconnessi, spezzati. Di parole confuse e di lacrime belle. Di acque poco profonde da buttarci un soldino e un desiderio antico. Di nemmeno Lei capiva, tu invece sì. Di vorrei che fossi qui. Dieci minuti. Solo dieci minuti. Facciamo un’ora. E non se ne parla più. 
*
Domani rogito. Domani divento grande. Uffa.

venerdì, 23 settembre 2005


Un minuto per leggere la pagina di un libro

Un minuto per sfumare la matita intorno agli occhi

Un minuto per cantare il ritornello di una canzone

Un minuto per cancellare qualche sms inutile

Un minuto per respirare a fondo

Un minuto per appuntare un’idea sul moleskine

Un minuto per mandare giù la stanchezza

Un minuto per sorridermi dentro

Un minuto di vita condensata tra un semaforo e l’altro

Non ho tempo da perdere, io.

giovedì, 22 settembre 2005


L'uomo dagli occhi che sorridono: Il falegname passerà da te domattina alle 7.40. Baci

Harlock: Dillo che vuoi scaraventarmi giù dal letto nel cuore della notte 

L'uomo dagli occhi che sorridono: Al limite ti scaravento sul letto…

Harlock: ….


Quando si dice "servita su un piatto d'argento". La battuta, intendo.

mercoledì, 21 settembre 2005


Sabato, sfidando il cielo minacciosamente plumbeo, sono andata all’IKEA. Missione: comprare svariati metri di Billy, la mitica libreria componibile. Che sarà anche di truciulare, non vanta certamente il design Poliform, ma una volta riempita di libri e di CD fa sempre una discreta figura. Dopo il consueto bagno di folla costituita per il settanta per cento da bambini urlanti, riesco a raggiungere il reparto self service e a caricare tutto sul carrello. Per i moduli più grandi chiedo aiuto ad uno dei tanti mariti dall’aria rassegnata che mi capitano a tiro. Mi scusi… lei che è alto e forte… sarebbe così gentile…? non per altro, ma mi si scheggia la french manicure.. Affronto la coda alle casse, pago ed esco. Ovviamente inizia a piovere. Ovviamente io sono fresca di parrucchiere. Spingo il carrello. O meglio, è lui che trascina me per via della pendenza della strada. Apro il bagagliaio, apro l’ombrello. Il panico si impossessa di me. O mi bagno, o metto la roba nel bagagliaio. E, anche in questo caso, il risultato non è affatto garantito. Una zingara, evidentemente mossa a pietà, si avvicina e mi aiuta. Santa donna. Arrivo a casa, raccolgo i capelli, apro i cartoni. Ed eccola, la brugolatroia© (Iena Vale). Dopo diverse ore di duro lavoro, coadiuvata dalla Iena Katia, dispongo i moduli lungo la parete. L’imponderabile accade.  Mi rendo conto della presenza di un interruttore e di due prese di corrente, probabilmente apparse nella notte, la cui sorte sarebbe, a questo punto, quella di scomparire dietro la libreria. Una sola via d’uscita. Sostituire due moduli lunghi con due moduli corti. All’Ikea, di sera, c’è anche meno gente. Lo dicono tutti. Rapido e indolore. Niente di più falso. Perché è vero che non ci sono i bambini. E’ vero che non c’è la coda alle casse. Ma ci sono solo ed esclusivamente coppiette. Con i carrelli carichi di oggetti destinati ai loro nidi d’ammmore. Il mio, al momento, è solo un nido. Che all’ammmore ci penso domani.

martedì, 20 settembre 2005

 

 

Non so esattamente quando e perché, ma qualcuno ha deciso che lo spiazzo accanto ai parcheggi del mio ufficio è una mini discarica. Sacchi dell’immondizia divelti, pezzi di mobili, lavatrici o frigoriferi, stracci e frammenti vari. E poi mi chiedono perché ho deciso di fuggire dalla città e di vivere tra i boschi della brianza. Ad ogni modo. La giornata è finita. Stasera devo fare ancora un paio di viaggetti dalla casa vecchia e quella nuova. Ancora tre scatoloni di libri, ché mica li lascio dormire senza di me, e il tailleur per domani. Salgo in macchina, e faccio il punto. Devo chiamare il falegname per il profilo del camino e per la mensola del bagno sulla quale troveranno posto quattro cesti di vimini di un colore né troppo chiaro né troppo scuro. Freccia a sinistra. Devo scegliere i porta-asciugamani, il bicchiere per lo spazzolino e il dispenser del sapone liquido. Ma come può esserci ‘sto traffico a quest’ora! E poi pensavo che nella cabina armadio, ci starebbe bene un piccolo paravento, da nasconderci dietro tutto ciò che non è classificabile e far sembrare la casa a posto anche quando non lo è. Macché, stasera non lo passo più, questo incrocio. C’è un camioncino, o almeno lo era stato nella sua vita precedente. Scendono due uomini. Non sono italiani. Uno di loro imbraccia delle stampelle di legno. La gamba amputata all’altezza dell’inguine. Si aggira nella discarica, a fatica. Osserva con attenzione, frugando e spostando gli oggetti con la punta della stampella. Poi procede. Magari oggi è fortunato. Magari salta fuori qualcosa di interessante. Qualcosa che a qualcuno non serviva più. Forse era troppo chiaro. O troppo scuro.

 

 

lunedì, 19 settembre 2005


"Non permetterti di essere preoccupata per lui, capito?"

"Se qui bisogna preoccuparsi per qualcuno quella sono io...

che tra un po’ mi infilo le mani nella fronte e stacco i fili.

Frugo, trovo e strappo.

Mi capisci quando dico che strappo?"

giovedì, 15 settembre 2005


Un giorno ti accorgi che i sogni non per forza si realizzano e a dirlo non è un granché e sembra una cosa così, di quelle che vanno bene anche in tv, ma quando lo capisci per davvero sembra che qualcuno ti abbia fregato. E quello che è peggio è che non è neppure così, non c’è niente e nessuno che pensi di fare qualcosa per te. Non sei speciale. Non c’è un destino pensato e voluto per te. Sei tu in mezzo a cose qualsiasi, eventi casuali. Sei tu e sei sola. Puoi continuare  a dire che la felicità arriva. Prima o poi arriva. Puoi continuare a darti delle scadenze e immaginare che il mese prossimo sarai felice. Che è soltanto questione di tempo. E che tutto sarà meglio. Puoi continuare a darti delle date. Puoi dirti ciò che cerco è la felicità. Tu puoi dirlo, certo che puoi. E puoi anche sforzarti di crederci, sono affari tuoi. Fino a quando resisti, resisti. Intanto passano i giorni e i mesi. E inizi a non avere più spazio per ricordarli, per fare sì che ognuno di loro abbia un percorso nel quale essere inserito. Passano le cose di cui eri capace, quelle con cui ti dicevi le scuse. Quelle con cui portavi via la paura e che servivano a stare meglio di così. Passano le prime lacrime e le ultime, i lamenti e ogni malinconia di cui sei capace. Passano le mani com’erano, e le tue unghie che si sono allungate e consumate migliaia di volte. Passano i capelli corti, quelli lunghi da tagliare. La pelle senza segni e quella di quando sei al mare che si abbronza e si spella e torna di nuovo bianca. A un certo punto, semplicemente, tutto comincia a ripetersi. Tutto comincia, e ricomincia e comincia. I baci, il cuore veloce, la noia. Il numero dei passi che ti portano alla stazione, i respiri che fai per gonfiare la pancia. Dire ti amo. Dire torno presto. Dire ho paura. Una paura fottuta. Di nuovo e continuamente.

da Non è niente, di I. Bernardini (Baldini Castoldi Dalai, 2005)

mercoledì, 14 settembre 2005

 

C’è solo il mio letto, ora. Con la bottiglia dell’acqua accanto, il televisore piccolo appoggiato sulla sedia, i libri disposti con cura lungo il muro, il pc, lo stereo e qualche CD per riempire il silenzio e il suono del mio respiro che quasi rimbomba in queste stanze vuote. Vuote da cose e impregnate di vita. Quattro anni di luci soffuse. Di amore e di musica. Di rabbia e di libri. Di risate e di lacrime. La mia casa nel bosco. "Si è alzato il vento. E’ una casa vecchia, questa, un corpo che si piega e scricchiola come quello di un malato. Corro a chiudere tutte le finestre, le sigillo. Il cielo di china sulle colline e sembra un’immensa coperta ruvida. Niente luna, lassù. Nessuna stella. Sento il vento danzare tra i filari, fra i rami degli alberi, sul tetto della casa. Spazza la pianura, le cose là fuori, con una violenza sempre maggiore. Poi sembra fermarsi. Poi ricomincia." Non è mai stato così difficile andarsene. Tutto da rifare. Ancora una volta.

 

 

 

lunedì, 12 settembre 2005


Se vuoi qualcuno a tutti i costi lascialo libero.
Se torna da te é tuo per sempre.
Se non lo fa, allora, tanto per cominciare, non è mai stato tuo.

Da Proposta indecente, di A. Lyne (1993)

Il mio sguardo. Una lama spalmata di miele. A tenderti un agguato.

I tuoi occhi sfiorati trafitti sconfitti. Fuggono via tra la luce e il buio.

Il tuo piacere esplode. In un rantolo soffocato e pieno. Come un dolore antico. Bronzeo.

E’ inciso nei miei sensi. Per quelle notti sole. In cui mi basta immaginare.

Per sopravvivere. Per sopravviverti.

lunedì, 05 settembre 2005


- Ho per te una domanda molto semplice e impulsiva… sei innamorata?
- Cosa?
- In questo momento sei innamorata?
- Perché?
- Perché se lo sei non ti farò perdere tempo. Non mi piace intromettermi nella felicità di un altro uomo, ma se adesso non sei innamorata andrò avanti con il mio numero, perché vedi, se posso dirtelo, tu sei senz’altro la più bella del reame.
- Beh… c’è una persona…
- Però?
- Ci vediamo, so il suo numero di telefono, ma non riesco ad usare il suo spazzolino da denti, siamo a metà strada. E lui è pazzo di me.
- Lo credo bene.
Tu plani…
- Io plano?
- Verbo planare, è una qualità stimolante. Per lo più le ragazze camminano, tu invece plani. Leggera come un aliante. Parlami un po’ di lui. Ti fa provare il groppo?
- Definisci groppo...
- Quando pensi a lui e non riesci a mangiare o a dormire, oppure ti sorride e dimentichi le cattiverie umane. Lui ti fa quell’effetto?
- E’ un concetto ridicolo, non ci riuscirebbe nessuno.
- Per una che plana ci vuole chi le fa provare il groppo. Vieni a cena con me…
- Vai alla velocità della luce o sbaglio?
- E’ un bellissimo mese. Accetta un invito a cena…
-
E tu mi farai provare il groppo?
- O morire nel tentativo. Cena? Cena e basta…
- Me ne pentirò, lo so…
- Se saremo fortunati…

Da Cosa fare a Denver quando sei morto di G. Fleder (1995)


giovedì, 01 settembre 2005


Al mattino, quando sono in macchina e non sono al telefono con Beatrice - 'ché? volete che non ci aggiorniamo su quello che è accaduto durante la notte? - io canto. Mi fa stare bene, mi fa entrare nel mood della giornata. Con la radio a palla, che così se stecco non si sente. O meglio, non lo sento io. E’ un fatto di autostima. Arrivo alla rotonda. Passo sotto al ponte. Rallento. Alla mia destra, poco più avanti, un'auto grigia. Alla guida un uomo di mezza età. Con gli occhiali scuri. Sul sedile posteriore una ragazza. Sembra giovane. Ha una bandana rosa sulla testa. Annodata alta. Ed è calva. La nuca lucida. Che parla di destino e di crudeltà. Di battaglie da combattere. Di forze da trovare ovunque esse siano. Spengo la musica. Spengo la voce. Spengo i mille pensieri che mi si agitano nella testa come burattini impazziti. Sotto questi lunghi capelli viola. Tanto splendidi. Quanto inutili.

La vita spesso è una discarica di sogni
Che sembra un film dove tutto è deciso
Sotto ad un cielo di un grigio infinito

La vita è scritta sopra un cumulo di sogni
Come in un film dove tutto è deciso
Sotto ad un cielo di un grigio infinito

Sotto ad un cielo di un grigio infinito

Sotto ad un cielo di un grigio infinito