Non è affatto semplice quello che sto cercando di fare. Tenere a bada la rabbia. La delusione. E l’amore. Stanca di provarlo. Di offrirlo. E di avere in cambio cose prive di senso e di colore. Mi riempio la vita d’altro. Come piume in un cuscino. Non guardo oltre. Guardo dentro. Questa mansarda è magica. Saranno i colori. Sarà la notte là fuori, con il bosco in fondo e quel paio di stelle che brillano più di tutte le altre. Mi sento tanto Lullaby. Mi siedo sul davanzale, la chitarra tra le mani. E la mia voce, fioca e incerta, galleggia sull’aria.
Moon River, wider than a mile
I'm crossing you in style some day
Oh, dream maker, you heart breaker
wherever you're going I'm going your way
Two drifters off to see the world
There's such a lot of world to see
We're after the same rainbow's end
waiting 'round the bend
my huckleberry friend
Moon River and me
Mi piaceva pensare all'uomo dagli occhi che sorridono. Mi piaceva trasformarlo in sogni. Mi piaceva ricordare i pochissimi attimi vissuti e immaginare tutti quelli che avremmo potuto ancora vivere. Mi piaceva pensare che chissàforsemagari sarebbe stata una bella sorpresa. Mi piaceva l'idea di ritrovare fiducia e significato in uno sguardo. Mi piaceva il sapore dei baci e la pressione delle mani. Mi piaceva immaginare il camino acceso e un inverno avvolgente. Mi piaceva davvero. Ma sembra che non sarà.
Subsonica
Questa sera festeggeremo tutti insieme. Con un bel sake caldo. Incrociando, ancora una volta, i nostri occhi di bloggers. Due bambini in arrivo. Quelle cose per cui si diventa grandi tutto d’un colpo e non si scherza affatto e non si può mica cambiare idea e tornare indietro. Ci ho pensato tanto ieri sera. La mente chimicamente tranquilla. Lo stomaco stretto in una morsa cui era impossibile non arrendersi. Anche i bloggers fanno dei bambini. Anche i bloggers hanno delle vite normali, come le persone normali. Come Anna e il piccolo Marco, nato la scorsa primavera. Come Valentina e Federico che, sull’altare, dopo undici anni d'amore, si guardano come se si fossero conosciuti il giorno prima. Come Savina e Ricky, tra poche settimane, sotto gli occhi della loro splendida Olimpia. L’Amore è dappertutto. Sembra un torrente che sa perfettamente dove andare e come andarci. E si trasforma in progetti, in nuova vita. L’amore è un po’ come l’ADSL. Raggiunge alcune zone e altre no. Sintomatico che io viaggi a 56K. Mi chiedo per quanto tempo ancora dovrò rallentarmi la vita. Limitarmi a desiderare ciò che ho. Qualcuno dice che funzioni. Ma se io rallento, non mi riposo, non recupero energie. Non è un letargo. Non è un coma vigile. E’ morte.
Oggi sono una palla di rabbia. Oggi è uno di quei giorni in cui potrei dire cose di cui mi pentirei. Cose che mi sono drammaticamente chiare nella testa e pochissimo nei sensi. Cose che se poi io fossi così coraggiosa, o vigliacca, da tornare sui miei passi, la mia autostima, che ha già da tempo la consistenza di un crème caramel venuto male, subirebbe il colpo di grazia. Quindi sospendo il giudizio, ancora ancora ancora. Su tutto ciò che mi circonda o da cui mi lascio circondare. Un amico mi ha dato un suggerimento che forse dovrei decidermi a prendere in considerazione. Non è che ti sopravvaluti? Forse. Molto forse. E pensare che io mi stavo anche convincendo di essere una che plana. Pensa che scema!!!
Ludovica ha occhi verdi nei giorni di vento e occhi azzurri nei giorni di sole
Ludovica ha riccioli bruni su un viso da bambola
Ludovica ha labbra imbronciate e sguardi decisi
Ludovica ha naso affilato e sorrisi d’estate
Ludovica è forte e curiosa e non ha paura
Ludovica ama la neve e il mare e i tulipani bianchi
Ludovica ha più parole dei grandi
Ludovica adora le castagne e le gommose alla cola
Ludovica è un sogno dolcissimo
che si perde nella nebbia di questa notte strana
Sto bene. Ma bene bene. Incredibile ma vero. Penso a queste ultime due settimane. Così intense, così perfette. Penso a questa casetta che diventa ogni giorno più mia e al fatto che abbiamo iniziato a riconoscerci e a volerci bene. Penso ad uno dei compleanni più belli della mia vita. Che mi fanno ancora male gli addominale dal tanto ridere. Che mi brilla ancora la pelle per tutto l’affetto che ho sentito addosso. Penso che, sì, mi piace pensare che tu che ci sarai, a tuo modo, in ogni modo. E che, tutto sommato, i miei capricci e i tuoi sbalzi d’umore vanno proprio d’amore e d’accordo. Penso che con quella gonna nera e i tacchi alti mi sento davvero bella. Morbida, certo, ma bella. Penso che mi piace sentire il motore della sua macchina quando entra nel cortile. E sapere che dorme al di là di questo muro. Penso che non oso nemmeno sperare che questo stato di cose durerà. Ma non importa. Me lo voglio ricordare. E allora lo scrivo qui. Sottovoce.
Harlock: Ti vanno un po' di lamponi?
L'uomo dagli occhi che sorridono: Non lo sai che la frutta si mangia lontano dai pasti?
Harlock: Ehm… sì… ma visto che io lontano dai pasti lavoro, allora la mangio adesso. Allora, ne vuoi o no?
L'uomo dagli occhi che sorridono: Va bene, ma pochi.
Harlock: Limone e zucchero?
L'uomo dagli occhi che sorridono: Sì….
Harlock: Sai che cosa ti dico? Io ci metto sopra un po' di gelato!
L'uomo dagli occhi che sorridono: Pure!?
Harlock: Carenza d’affetto… 
Harlock: C’è un problema….
L'uomo dagli occhi che sorridono: Di già?
Harlock: Stasera abbiamo bevuto solo acqua. E naturale per giunta. Mentre l'altra volta ci siamo fatti fuori una bottiglia di spettacolare Sassella…
L'uomo dagli occhi che sorridono: E allora?
Harlock: E allora devo capire quanto ha inciso la componente alcolica sulle mie sensazioni…
L'uomo dagli occhi che sorridono: Mi sembra ragionevole… posso aiutarti?
Harlock: Decisamente...
Non so esattamente che cosa mi sia successo questa notte. Sono andata a letto con un umore pessimo. Tristezza. Delusione. Rabbia. O qualcosa del genere. All'alba, di nuovo, mi sono svegliata all’improvviso. Senza filastrocche da cantare. Senza l'euforia dei giorni scorsi. Svanita, come un fantasma travolto di luce. Il respiro corto. Una paura crescente come un'onda a serrarmi la gola. Un caldo da morire. Impossibile pensare, muovermi, calmarmi. Per qualche minuto che mi è sembrato eterno.
"In una frazione di secondo si era resa conto di ogni cosa e senza neppure aprire gli occhi aveva cominciato a piangere. Si era rigirata nelle lenzuola e aveva pensato non c’è niente di più malsano, che fa stare peggio, di piangere ancora prima di aprire gli occhi. E’ una questione di difese che dormono ancora."
Un bacio.
Di quelli che si annebbia tutto.
Di quelli di cui sentivi una mancanza corrosiva.
Di quelli che hai aspettato, frenato, immaginato.
Di quelli che guarda come sei bella con i capelli scompigliati.
Di quelli che ogni cellula del tuo corpo sembra esplodere di vita.
Di quelli che sparisci ora, che è tardi e che ci vedono e che entra l’aria fredda.
Inizio seriamente a pensare che il tasso di umidità dell’aria mi stia danneggiando le sinapsi. Non posso pensare che si tratti di un processo fisiologico di invecchiamento dovuto al minaccioso e imminente appropinquarsi dei miei trentacinque anni di vita. Oppure di una qualche fattispecie di regressione all’infanzia che il mio inconscio sta dispettosamente mettendo in atto. Ci deve essere una qualche motivazione organica o mistica per cui una si sveglia di soprassalto alle cinque del mattino - riposata e vagamente euforica – e inizia a canticchiare "c’era una volta un piccolo naviglio… c’era una volta un piccolo naviglio… c’era una volta un piccolo naviglio.. che non voleva non voleva navigar….". Ehssì che ci deve essere!
Va bene che devi ancora prendere confidenza con gli spazi e con le forme all’interno e all’esterno della casa. Va bene che senza lenti a contatto non vedi a un palmo. Va bene che in questi giorni piove a dirotto e le cose non hanno i colori che dovrebbero avere. Ma immagino che svegliarsi, guardare fuori dalla finestra e fissare, con apprensione mista a terrore, una grossa forma scura che si staglia sul tetto della casa di fronte pensando che si tratti di un grosso volatile, probabilmente un rapace, probabilmente un condor, sia indice di qualcosa che non va. Soprattutto perché, una volta inforcati gli occhiali, scopri che si tratta di un innocuo comignolo. Che fa la cosa giusta, al posto giusto. Scendi dal letto, ti dirigi verso il bagno e pensi "anche oggi l'ho scampata bella".