E’ arrivato il campione di un nuovo prodotto in ufficio e Harlock non vede l’ora di testarlo.
Harlock Che bello, capo! E’ arrivata la creatura…
Capo di Harlock Plovala (il capo di Harlock è giapponese, nda)
Harlock collega la creatura al cavo di alimentazione e il cavo alla corrente. Poi, dovendo installare del software, inserisce il CD nel drive e collega la creatura al PC con l’apposito cavo USB. Clicca. E tutto tace. La creatura non emette vagito alcuno. Morta. Con voce tremante si rivolge al capo.
Harlock …ma… ma… capo… è morta… la creatura è morta…
Il capo prende la creatura, la gira sottosopra. Sposta un piccolo, invisibile interruttore dalla posizione off alla posizione on. Harlock scoppia a ridere, assumendo tutte le sfumature pantone esistenti tra il carminio e il viola.
Capo di Harlock … questo è il mio ploduct managel…
Harlock ...
Ci è voluto un po'. La carta era scarsa. E la legna era ancora umida e piena di resina. Ma, alla fine, il fuoco ha preso vita nel camino del Castello. Dispettoso e solenne come solo il fuoco sa essere. Illuminando sguardi e bicchieri. Intrecciando mani e parole. Fino in fondo alla notte. Stregata di neve. Ci è voluto un po', sì. Del resto, le cose migliori richiedono tempo. Curiosità e passione.
Jaaaaaaack!! Vieni qui, cristosanto. Devi sempre farmi urlare fino a spaccarmi la gola? Devi sempre aspettare di vedermi la faccia disfatta dalle lacrime? Cos'è, sadismo? E non mi guardare in quel modo, sai! Detesto quel ghigno. 'fanculo la tua crudeltà, la tua compassione. Spegni la luce. Stringimi. Ho freddo… così freddo. E taci, perfavore, taci. No… rispondimi. Dove accidenti è la mia sorpresa, eh? Perché ci deve essere una sorpresa da qualche parte. Te la mettono negli ovetti da piccolo. Vuoi che non ci sia nella vita? "… si era messa a piedi nudi e aveva schiacciato play a una canzone di quelle che pensi che capirai tutto. Che i tuoi pensieri sono perfetti. Alla traccia dopo si era accorta che non era lei a essere lucida. Era la musica."
Vuoi sapere qual è la verità sul tuo conto? Sei una fifona, non hai un briciolo di coraggio. Neanche quello semplice e istintivo di riconoscere che a questo mondo ci si innamora, che si deve appartenere a qualcuno. Perché questa è la sola maniera di poter essere felici. Tu ti consideri uno spirito libero, un essere selvaggio e temi che qualcuno voglia rinchiuderti in una gabbia. E sai che ti dico? Che la gabbia te la sei già costruita con le tua mani. Ed è una gabbia dalla quale non uscirai, in qualunque parte del mondo tu cerchi di fuggire. Perché non importa dove tu corra. Finirai sempre per imbatterti in te stessa.
Da Colazione da Tiffany, di B. Edwards (1961)
Qualche minuto tutto per me, in questa notte londinese. Dopo i soliti brindisi finti, le risate sguaiate, che fanno team, dicono. E che poi si lavora tutti meglio. Get together party. Non mi ci abituo mai. Scalpito, insofferente. Io sono fatta per altro. Che cosa non lo so di preciso. Certamente qualcosa che lasci libera la passione che c'è in me. Qualcosa per cui senta il tempo scivolarmi addosso come una sottoveste di seta nera. Passeggio, sola, per le strade di Kensington. I palazzi illuminati. Le vetrine già vestite di Natale. Le case basse curate in mille particolari. Mi abbraccio nel piumino. Respiro a fondo quest'aria fredda, secca. Che mi entra nel sangue come una pioggia di spilli. I pensieri sono confusi. Si allontanano dal centro del cuore, dal centro di tutto. Schegge impazzite. Desideri frantumati tanto tempo fa, o era ieri? Non ricordo. Non importa. C'è affetto, intorno. In questi giorni specialmente. Piccole vicinanze. Così discrete. Eppure così preziose.
Cercarti.
Oltre lo sguardo vivace.
Una grotta fresca dietro a una cascata di parole e sorrisi.
Bastano pochi minuti per accordare le voci e il respiro.
Lo sapevo. Non mi chiedere come, ma lo sapevo.
Ti accarezzo, curiosa, con gli occhi le mani.
Attratta dalla musicalità del gesto.
Divertita da aneddoti raccontati chissà quante volte.
Ti lascio avvicinare alla mia mente. Per sentire se riesci ad accendermi.
Non posso rispondere. Non ancora.
Ti lascio avvicinare al mio corpo. Stai rischiando molto. E non lo sai.
Contatti leggeri. Istantanei. Ben dosati.
Ogni mia cellula urla ti prego, non essere banale (anche tu).
La ragione abbassa violenta le inferriate bloccando il passo ai sensi.
Arretro silenziosa.
Inghiottita dalla nebbia e dalla notte.
(Ma) sorrido.
Io sono cresciuta a latte e plasmon, come tutti i bambini. Ma in sottofondo c'erano i Beatles. De André. I Nomadi. Iannacci e, a volte, anche Cochi e Renato. E poi c'era Dante. Da che me lo ricordo. Anche al liceo, quella dedicata alla Divina Commedia era un'ora speciale. Gli altri sonnecchiavano, ridevano, giocavano. Io volavo. Sentivo. Entravo in ogni parola e ne uscivo sfinita. E felice. E la cosa che non finirà mai di stupirmi è che, a differenza di qualsiasi altro testo, la magia si ripete sempre uguale. L'altro giorno ascoltavo il quinto canto dell'Inferno, letto da Gassman. E non è che la storia cambia. E' sempre quella lì. Che leggono di Lancillotto e poi si baciano e si amano e finiscono dritti dritti all'inferno. Bene. Io non lo so il perché. Quali corde sfiora, tocca, strappa. Con precisione chirurgica. Io so solo che vibro. Sempre. Violentemente. E in quegli attimi ho l'esatta percezione dell'eternità.
Lui si è girato a guardarmi "e non avevo nessun dubbio che il suo sguardo contenesse tutta l’immaginazione e il divertimento e la passione che avrei potuto mai volere dalla vita."
E' solo uno stupido link. Sei in mille affreschi di questo castello. Sei in mille brividi dentro di me.
(ciao piccolo)
Brain è così. Ha questo potere, lui, quando scrive. I suoi post sono dei cortometraggi. Vividi. Perfetti. Nemmeno te ne accorgi e ci sei dentro. A osservare la scena, non visto. Come in un sogno. E il sapore. Il sapore è quello di Jack in quelle sere che sembra più amaro del solito, che fai quasi fatica a riconoscerlo. E non capisci se sei tu ad avere la bocca strana o è il barista che ti ha versato un'altra cosa. "Stai attenta… ti trabocca l’anima dagli occhi, qualcuno potrebbe accorgersene!". Scrive Riky su un bigliettino. Lei risponde nel modo sbagliato. Senza poesia. Lui cerca la poesia, dice. E se ne va, "senza lasciarle neanche un angolo di sguardo". Cazzo, Riki. Ma quando la smetteremo di fare così? Quando impareremo ad aspettare un attimo in più? Che magari, mi viene il dubbio ogni tanto, la poesia non resta in superficie, non galleggia sinuosa tra parole perfette, così come le volevamo, così come le abbiamo sempre desiderate. Magari.
Domenica mattina. Piove fitto fitto. In mansarda anche la pioggia sembra bella. E' più struggente che triste. Viene proprio da dire... senti che bel rumore... a parte 'sta mosca che non lo sa ancora ma presto passerà a miglior vita. Incredibile dictu, ho anche digerito la copiosa porzione di casseula con polenta di ieri sera. Quindi posso fare colazione. Scaldo il latte nel microonde, aggiungo il miele. Metto i miei biscottoni romboidali alla farina di riso nel piattino. Quanti non importa, non sono affari vostri.
Torno a letto, al calduccio. Penso a come posso dare un senso a questa giornata. Nessun senso. Perfetto. Ottima decisione. Qualche pugno al sacco, che fa molto MillionDollarBaby. In versione brianzola. Una lunga doccia bollente al profumo di mandorla. E un vitaminizzante duetto con il caro buon vecchio Meat Loaf. Hot patootie, bless my soul I really love that Rock and Roll. E chi m’ammazza, a me?
La gestione delle operazioni sul telefonino è affare delicato e denso di significati profondi.
Esempio n.1
- Menù "Rubrica", Gestione Contatto, Modifica Contatto
- Nome Uomo dagli occhi che sorridono. Cognome Uomo dagli occhi che sorridono.
- Modifica Info
- Cognome Uomo dagli occhi che sorridono. Nome Uomo dagli occhi che sorridono.
Anteporre il cognome al nome indica un deciso riposizionamento. Equivale a un "Tornatene pure nel girone dei contatti Professionali". Che è meglio.
Esempio n.2
- Menù "Rubrica", Gestione Contatto, Elimina Contatto
- Eliminare Arch?
- Sì
- Arch eliminato
Sarà che il verbo ha una connotazione cruenta. Sarà che certe cose se sono drastiche è meglio. Ma il telefonino ha un modo davvero efficace di sottolineare la rilevanza di una decisione. Soprattutto se è giusta.
Esempio n.3
- Buongiorno Francesca, tutto ok? Mi stavo chiedendo se hai impegni questa sera…
- Ciao Quaratunenne Scapestrato! Tutto bene, grazie e tu? Stasera ho in carico quattro dicasi quattro giapponesi. Rilancio su giovedì. Bacio. F.
- Bene… di corsa, ma bene… accettato rilancio su giovedì. A più tardi. Bacio.
- Molto bene.
- Menù "Chat", "Finire"
- Finire "Quarantunenne Scapestrato"?
Finire? Macché finire. Abbiamo appena cominciato… 
Take me now baby here as I am
pull me close, try and understand
desire is hunger is the fire I breathe
love is a banquet on which we feed
Come on now try and understand
the way I feel when I'm in your hands
take my hand come undercover
they can't hurt you now,
can't hurt you now, can't hurt you now
because the night belongs to lovers
because the night belongs to lust
because the night belongs to lovers
because the night belongs to us
Have I doubt when I'm alone
love is a ring, the telephone
love is an angel disguised as lust
here in our bed until the morning comes
come on now try and understand
the way I feel under your command
take my hand as the sun descends
they can't touch you now,
can't touch you now, can't touch you now
because the night belongs to lovers
With love we sleep
with doubt the vicious circle
turn and burns
without you I cannot live
forgive, the yearning burning
I believe it's time, too real to feel
so touch me now, touch me now, touch me now
because the night belongs to lovers
Because tonight there are two lovers
if we believe in the night we trust
because tonight there are two lovers
Patty Smith Because The Night
Questa non è una canzone, è LA canzone. Ho acceso la tv ieri, una delle rare volte. Perché sapevo che c’era lei e immaginavo che l'avrebbe cantata. Non l'ha cantata. L'ha parlata. Graffiata. Morsa. Tra quelle labbra tese su un volto da uomo. Di pergamena e sangue. Eppure mi è sembrata così bella. Così potente. Così infinita. Perché la notte. Già. Perché la notte mi trova impreparata. Arresa. Curiosa. E viva.
Che io vado matta per i lamponi devo averlo già detto qualche post addietro. Sorvoliamo sul dettaglio, altrimenti mi intristisco. Ma c'è una curiosa coincidenza. Del resto se non fosse curiosa che coincidenza sarebbe. In giapponese, lampone si dice no-i-ci-go. Ma, per essere precisi, non si tratta di una traduzione letterale. no significa selvaggia. i-ci-go significa fragola. Quindi fragola selvaggia. Il lampone è una fragola selvaggia. Come me. E, se imparate a pronunciarlo bene, potete anche chiamarmi Capitan Noicigo. Con l’accento sulla o finale. Non suona niente niente male.
Due giorni interi a casa. Con qualche linea di febbre e i muscoli molli. Piumone, libri, pensieri, pastina. La corte è deserta. Non ci sono le auto nel parcheggio. Le finestre sono chiuse. Sono partiti tutti. Anche l’uomo dagli occhi che sorridono. Non più a me, evidentemente. Ma immagino che continuino a sorridere. Ci penso, ma poco. E' più un fastidio che un dolore. Come quando dimentico di fare una cosa importante. O qualcosa va in modo diverso da come l'avevo programmata. Meno male, mi dico, che ci sono stati solo dei baci. E che tutto è stato chiarito prima che finisse a pizza e fichi. Che se c’è una cosa che detesto è il sesso tanto per. Il senso dell'inutilità. Lo squallore del ricordo. Non fa per me. Penso all'ultima volta in cui non mi sono svegliata da sola. All'alba dell’estate. La pelle tremante e il cuore gonfio di paura e d'amore. Lo preferisco, un ricordo così. Eccome se lo preferisco.