La Princi mi ha nominata. Come deluderla? Eccole qui, le mie strane abitudini. E queste sono le regole del gioco.
Regolamento: Il primo giocatore di questo gioco inizia il suo messaggio con il titolo "Cinque tue strane abitudini", e le persone che vengono invitate a scrivere un messaggio sul loro blog a proposito delle loro strane abitudini devono anche indicare chiaramente questo regolamento. Alla fine dovrete scegliere 5 nuove persone da indicare e linkare il loro blog o web journal. Non dimenticate di lasciare un commento nel loro blog o journal che dice "Sei stato scelto" (se accettano commenti) e ditegli di leggere il vostro.
Riti & Manie. Appena arrivo in ufficio tolgo dalla borsa il telefonino, lo specchietto, il profumo (Le Baiser du Dragon, Cartier) e li dispongo con maniacale precisione nello spazio tra la tastiera e il display, sulla destra. A sinistra, invece ci metto la bottiglietta dell'acqua. Se è martedì, quella del latte.
Lunedìnonseneparla. La sera del lunedì è sacra e intoccabile. E' la sera dedicata a me. Alla lettura, alla maschera all’argilla, ai film, allo scialo. Unica eccezione, una riunione delle Iene (katia, valentina e io) a seguito di accadimenti di straordinaria portata. Nessun uomo, mai. Perché? Ovvio. Il lunedì il mio parrucchiere è chiuso.
Self Service, moi? Io non faccio mai il pieno da sola. Detesto l'odore del gasolio sulle mani. Lo sportellino del serbatoio è un’infame tagliola per unghie. Il tubo della pompa è corto, si attorciglia e sgocciola. Se è giorno e non è prevista assistenza, entro in modalità "donna impedita" e chiedo aiuto al gestore. Se è notte, prego il cielo di arrivare a casa. La malaugurata volta in cui resterò in mezzo alla strada, chiamerò Franco.
Tabula Rasa. La tovaglia deve essere centrata perfettamente sul tavolo. Se è quella quadrettata è più facile perché basta contare i quadretti ai lati. E prima di stenderla cancello le righe della piegatura con il ferro da stiro. La tovaglia è fondamentale. E' la base di tutto quello che viene dopo. E' il mio modo di dire: eccomi qui.
Color Variations. Se una cosa mi piace tanto ed è disponibile in due varianti colore, non riesco a scegliere. Devo averle entrambe. Questo si applica a capi d’abbigliamento, alla biancheria intima e agli stivali. Fonti non ufficiali parlano di un paio di stivali acquistato prima in nero e, in seguito, due diverse tonalità di marrone. Ma erano in saldo.
E adesso devo passare il testimone. Sì, sì. Anche se avete giurato che una catena mai nella vita. Forza. Fatelo per il vostro Capitano.
Alkanette
EffettoFarfalla
Massj
Ubikindred
Wos
Ci sono due o tre scene nel film Proposta Indecente (A. Lyne, 1993) che mi sono particolarmente care. Una di queste è quella in cui, sotto una pioggia torrenziale, David (Woody Harrelson), ubriaco d’alcool e straziato d’amore, si para davanti a John Gage (Robert Redford) e gli parla del cuculo. Un uccello che depone le uova nel nido di altre specie, non avendone uno proprio. Prendo atto del fatto che l'uomo sia un animale. Ma mi rattrista constatare che spesso si comporti come tale.
Mamma di Harlock Bello il sacco… ma lo usi o è di bellezza?
Harlock Lo uso, non tutti i giorni ma lo uso…
Mamma di Harlock Belli anche i guantoni! ma come mai sono due sinistri?
Harlock No, sono un destro e un sinistro…
Mamma di Harlock Ma se c’è scritto L su tutti e due…
Harlock L è la taglia, mamma…
Mamma di Harlock …
Harlock Sai che diventerà un post, vero?
Harlock Un cappuccino chiaro, perfavore, con la panna. A parte.
L'uomo del Bar Si accomodi…
Harlock No, grazie, preferisco stare al banco. E' come iniziare la giornata con un prontipartenzavia.
L'uomo del Bar Prego, cara. Il cappuccio, la panna. E un paio di biscottini…
Harlock Grazie...
L'uomo del bar riprende le sue faccende dietro al banco e starnutisce di un bello starnuto potente.
Harlock Salute! (sarebbe da rispondere salute glande!, come dice il mio capo, sbarrando gli occhi, quando starnutisco in ufficio, nda)
L'uomo del Bar Ehm, grazie… sono uscito a pulire le vetrine, prima… con questo freddo... eh, sì… stanotte ha fatto davvero freddo. Una bella ghiacciata. Mi sono svegliato che saranno state le quattro. Ho guardato fuori. E c'era la luna… una luna, signorina… avrebbe dovuto vederla… illuminava tutto di una luce strana, era così bella che sembrava il sole…
Me lo dice così, con gli occhi persi in un punto lontano. E la voce di chi sente la bellezza delle cose. Un brivido mi percorre la pelle.
L'uomo del Bar Adesso devo finire di sistemare anche dentro. Per benino. Che più tardi arriva la moglie e se non è tutto a posto sono guai!
Sorrido. E penso che è stata proprio una bella colazione. Ci devo tornare, qui.
Sono deluso. (…) Le tue scenate e le tue fughe mi danno un senso di stanchezza profonda. (…) Cerco di capirti, ma non trovo la ragione di questi tuoi sentimenti negativi. Saranno le tue paure, ma non puoi attribuirmi cattiverie e crudeltà dopo avermi esasperato con i tuoi comportamenti. A questo punto è la tua voglia di stare male che mi offende e mi delude. (…) Se tu fossi meno diffidente, se tu riuscissi a chiedermi affetto quando ti senti insicura, invece di chiuderti in te stessa o accusarmi, riusciresti a superare quel senso di solitudine cosmica che ti ha allontanata anche dai tuoi genitori. Anche con loro, invece di parlare hai creato un muro dietro al quale ti sei convinta di essere un’orfana priva di affetti. Ma stai attenta a non ripetere quel meccanismo, sarebbe terribile se tu scoprissi troppo tardi che c’era un uomo che ti amava tantissimo e che avrebbe fatto di tutto per te, e che l’hai perso dietro un muro.
da Era dell’amore, di Cecilia Chailly (Bompiani, 1998)
La citazione non sarà delle più erudite, me ne rendo conto. Qualcuno lo conoscerà. Qualcuno si arrenderà dopo qualche riga. Qualcun altro lo leggerà fino in fondo. Lo spero, almeno. Perché secondo me ne vale la pena. Perché assomiglia molto a come mi sento in questi giorni. Perché vorrei che vi sentiste tutti così. Perché è il mio modo per augurarvi Buon Natale.
Nella testa, mentre lei mi parlava, viaggiavano a una velocità pazzesca milioni di pensieri. Mi sarei voluto dichiarare. Avrei voluto dirle tutto. Spiegarle la storia della verginità del sentimento, della parola, del gesto. Avrei voluto svelarle cosa pensavo, cosa provavo, cosa sentivo. "non posso dirle veramente quello che ho in testa" pensavo. Sarebbe esplosa come un uovo nel microonde. Sarebbe stato come riversare un quintale di purè su una margherita. E ho detto purè perché mi sono raffinato. Immaginavo cosa le sarebbe successo se le avessi detto: “Vedi Ilaria, io non sono pratico del sentimento da qua in poi. Per una specie di paure e altre cose non sono mai andato fino in fondo in un rapporto. Non ho mai messo le carte in tavola. Di solito passavo o bluffavo. Ho sempre pensato che certi sentimenti, certe parole, certi gesti andassero conservati per una sola persona. Ora non so più esattamente cosa pensare. Forse avevo sbagliato. Comunque sia io l’ho fatto. Ho conservato delle cose. Il mio sentimento è un campo innevato mai calpestato prima. L’ho protetto per anni. Non so cosa succederà tra noi, ma questo non è più un limite. Con te ho capito che quel campo lo voglio attraversare. Se tu lo vorrai, ti prenderò per mano e ti porterò dall’altra parte. Quel campo così come è adesso, senza passi, è uguale a tanti altri campi di chi come me non ha mai avuto il coraggio. Le nostre tracce lo renderanno irripetibile e unico. Con te sarò nuovo. Ti dico queste parole nel periodo migliore della mia vita, nel periodo in cui sto bene, in cui ho capito tante cose. Nel periodo in cui mi sono finalmente ricongiunto con la mia gioia. In questo periodo la mia vita è piena, ho tante cose intorno a me che mi piacciono, che mi affascinano. Sto molto bene da solo e la mia vita senza di te è meravigliosa. Lo so che detto così suona male, ma non fraintendermi, intendo dire che ti chiedo di stare con me non perché senza di te io sia infelice: sarei egoista, bisognoso e interessato alla mia sola felicità, e così tu saresti la mia salvezza. Io ti chiedo di stare con me perché la mia vita in questo momento è davvero meravigliosa , ma con te lo sarebbe ancora di più. Se senza di te vivessi una vita squallida, vuota, misera non avrebbe alcun valore rinunciarci per te. Che valore avresti se tu fossi l’alternativa al nulla, al vuoto, alla tristezza? Più una persona sta bene da sola, e più acquista valore la persona con cui decide di stare. Spero tu possa capire quello che cerco di dirti. Io sto bene da solo ma da quando ti ho incontrata è come se in ogni parola che dico ci fosse una lettera del tuo nome, perché alla fine di ogni discorso compari sempre tu. Ho imparato ad amarmi e visto che stando insieme ti donerò me stesso cercherò di rendere il mio regalo più bello possibile ogni giorno. Mi costringerai ad essere attento. Degno dell’amore che provo per te. Come potrei convincerti che saprò amarti se non sapessi amare me stesso? Come potrei renderti felice se non potessi rendere felice me stesso? Da questo momento mi tolgo ogni armatura, ogni protezione. Con questo non ti sto dicendo viviamo insieme, ti sto dicendo viviamo. Punto. Non sono solo innamorato di te, Ilaria. Io ti amo. Come non ho mai amato nessuno prima. E sono anche innamorato di te.” Avrei finito di bombardarla con tutte quelle inutili parole e l’avrei guardata mentre la sua testa esplodeva. Pezzi di cervello sul frigorifero, sul tavolo. E anche un braccio sul divano, una gamba sulla libreria. Una scena veramente pulp. Veramente splatter. Avrei dovuto prendere lo straccio e pulire il pavimento. Troppo rischioso. Poi a me il sangue impressiona. Fortunatamente questi concetti me li sono tenuti per me. Avevo imparato. Ho evitato di essere pesante come un brasato con la peperonata alle nove della mattina e ho fatto un lavoro certosino di taglia, cuci, incolla, gira, togli, impasta, sminuzza, frulla, affetta. Alla fine con grande amore le ho detto: "Ilaria, mi sa che mi piaci un casino. Vorrei vedere se è vero. Vorrei vivermela." Punto. Si, in sintesi volevo dirle quella cosa lì, mi piaceva. Lei mi ha guardato e mi ha sorriso, mi ha dato un bacio, mi ha abbracciato e poi guardandomi negli occhi mi ha detto: "Anche tu mi piaci un casino e vorrei vedere se è vero. Viviamola. Punto." La vita ci aspettava. Abbiamo mollato le cime e la nave è salpata. Senza dover pulire il pavimento.
Da E’ una vita che ti aspetto, di F. Volo (Mondadori)
Già. Una vita.
E' successa una cosa incredibile. Il castello si è materializzato all’improvviso. In uno spazio e in un momento precisi. E, al posto del raso di seta viola, tutt'intorno c'erano colline di ulivi. Fino all'orizzonte e oltre. E la neve, tanta neve. Che è quasi Natale, del resto. Una favola, né più né meno. E come in tutte la favole che si rispettino, nel castello c'era un re. Con la sua regina. Nel suo abito più bello. E avevano corridoi da percorrere e scale da salire. Avevano finestre alte con tende pesanti come quelle dei teatri. Avevano lenzuola damascate e capelli con cui farsi il solletico. Avevano musica fino al mattino e occhi per annullare le parole. Avevano desideri di oggi e di domani. Avevano tempo e fame e mare. Di tutte le sfumature possibili e impossibili. Avevano incantesimi per far esplodere i tubi delle pringles. Ma questa è un'altra storia.
"Sai quanto ho aspettato che qualcuno a cui tenessi mi dicesse di amarmi e che io gli credessi veramente? Se pensi di scendere da questa macchina sei pazzo!"
Oggi sono molto ma molto ma molto arrabbiata. Con me. Perché avevo un sacco di cose belle da raccontare. E invece mi sono lasciata travolgere da un ritmo di lavoro ingestibile e da un altro paio di cosette sgradevoli che se fossi una personcina matura e intelligente dovrebbero rimbalzarmi addosso. Ma evidentemente non lo sono. E allora adesso me ne vado a casa, mi faccio un bel bagno bollente e rifletto (ancora una volta) sulla mia naturale inclinazione ai capricci e sulla tenuta dei miei nervi. Fuori tutti.
Beatrice e io abbiamo pranzato insieme oggi. Pranzato, si fa per dire. Con una brioche e le patatine del distributore automatico. Avevamo un po' di cosette da raccontarci, 'ché in questi giorni densi è difficile trovare il tempo anche solo per scambiare due parole e due sorrisi. Io le ho detto di me, delle astronavi e degli orologi senza lancette. E lei mi ha guardata con i suoi occhi scuri e obliqui, con quell'espressione carica che le viene quando mette a fuoco un ricordo caro. Non sono le due metà della mela a rappresentare al meglio l’amore, le disse un giorno un padre canossiano. Immagina un ramo spezzato. Ci saranno, forse, altri pezzi di ramo che potrebbero completarlo. Ma uno, e solo uno, coinciderà perfettamente. La linfa tornerà a scorrere senza soluzione di continuità. Armonia e fusione. Perfette.
"Ci siamo baciati e abbracciati, ed eravamo senza più forze e avevamo fame e sete, avevamo sonno e bisogno di parlare e bisogno di guardare, bisogno di stare immobili e bisogno di essere in dieci posizioni diverse, bisogno di riposarci e di stancarci e di toccarci e di stupirci e di commuoverci ancora. Era come una malattia acuta e come una guarigione improvvisa, uno scioglimento che apriva intere gamme di possibilità non esplorate e ci sollecitava molto oltre i nostri limiti conosciuti e ci lasciava in pace e ci intrideva di spavento e nostalgia e incertezza e avidità e rabbia e generosità e cautela e ansia e calma e fretta e caldo e sudore e sensibilità estrema a ogni minima superficie a ogni minimo spessore a ogni millimetro di pelle di lineamento di pupilla dilatata finché avevamo tutto stretto tra le braccia e tra le mani e sulla punta delle dita e tutto ci scivolava via e ci lasciava allibiti e irriconoscibili."
Qualcosa del genere. Mi ha accarezzato i pensieri e i sensi. Tutto ieri. Fino a quando ho chiuso la porta dietro di te. E adesso, ho pensato, adesso che cosa faccio? Adesso che sei qui. Adesso che sei inciampato nella mia vita e alla mia vita ti stai intrecciando. Con una delicatezza e un'irruenza che ha dell'incredibile. Il puntino in mezzo non me lo sono dimenticato, non ce l'ho voluto mettere. Adesso che sto guardando negli occhi gli occhi più belli che abbia mai visto.
Per un puro e sfortunatissimo caso, nell’auto dietro alla mia c'è Stefano con la, presumo, sua nuova fidanzata. Riconosce la targa. Riconosce me. Mi prodigo in un altero gesto di saluto, mentre frugo nello specchietto per capire perché quella dovrebbe essere la donna della sua vita e io no. Alla rotonda giro a sinistra, praticamente su due ruote. Tempo un minuto e suona il telefono. Non ti decidi proprio a cancellare il mio numero, eh? Io l’ho fatto tanto tempo fa.
- Ciao Francesca, ma come stai…?
- Bene, grazie.
- Oh, che voce… sembra che tu abbia visto un fantasma…
- Mi sembra indicato… il fantasma dei Natali passati…
- Speravo che ti fermassi… così ti presentavo Michela… mi avrebbe fatto piacere…
- A me no. Per quello che mi conosci, avresti potuto intuirlo.
- Sì, forse hai ragione… allora ciao…
- Ciao.
E fin qui, voglio dire, niente di che. Il mondo è piccolo. La brianza di più, per una nota regola dell’insiemistica. Ma all'arroganza umana non c’è fondo. Otto ore più tardi ricevo il seguente sms:
spero di non averti rovinato la giornata… davvero… mi avrebbe fatto piacere salutarti… fai la brava Fra… di viola chiomata…
No che non me l’hai rovinata, la giornata. Perché, surprise!, la mia vita va avanti anche senza di te. E per tante cose è vero che non è più stato lo stesso. Ma per tante altre è stato meglio. E sarà meglio, inevitabilmente. Certo che ti avrebbe fatto piacere salutarmi. Perché nello specchietto non c'era solo lei, c'eri anche tu. E quando ti sei accorto che ero io ti sei illuminato come se ti avesse travolto una cometa. Faccio la brava, Stefano. Io faccio sempre la brava. Nonostante il viola. Nonostante te.
Se leggera ti farai
io sarò vento
per darti il mio sostegno
senza fingere e
Se distanza ti farai
io sarò asfalto
impronta sui tuoi passi
senza stringere mai.
Se battaglia ti farai
io starò al fianco
per darti il mio sorriso
senza fingere e
Se dolore ti farai
io starò attento
a ricucire i tagli
senza stringere mai.
Se innocenza ti farai
io sarò fango
che tenta la tua pelle
senza bruciare.
Fuori è un giorno fragile
Ma tutto qui cade inc.antevole
Come quando resti con me
(Subsonica)
Sabato, ore 9.15 Harlock sta domendo da un contenutissimo numero di ore. Suona il cellulare. Numero privato.
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Harlock … mhmhm… ronto…. p…ronto…?
Mamma di Harlock Ciao.
Harlock …mhmciao…
Mamma di Harlock Come mai dormi ancora? Strano, di solito il sabato ti svegli presto… (Horatio Caine, chi era costui?)
Harlock … volevo solo dormire un po'…
Mamma di Harlock E perché? Che cosa hai fatto ieri sera?
Harlock Niente… sgrunt… amiciglisso….
Mamma di Harlock Ah. Ad ogni modo. Sai la neve, stanotte?
Harlock Eh, sì che lo so…
Mamma di Harlock Abbiamo avuto la prima vittima. Giulio.
Harlock Chi, la tartaruga? Ma non si chiamava Domitilla?
Mamma di Harlock Ma no, Giulio, l'ulivo!
Harlock …
Mamma di Harlock Stamattina guardiamo fuori. Sradicato. Completamente. L'unico albero del giardino. Un po' di radici sono rimaste dentro. Un po' fuori. Non sappiamo se si salverà.
Harlock Povero Giulio…