Parlano di un posto. Un posto lontano.
Nelle sue acque vi hanno navigato Ulysses e il figlio di Ilo.
Costruita dai Romani come roccaforte, per sfuggire dalle invasioni barbariche. Arroccata fra le montagne, adagiata sulla costiera Amalfitana.
Ma intanto, Ravello nasceva come difesa, mentre l'impero Romano crollava.
Pregusto quello che vedrò. Ripenso alla roccaforte e alla cultura bizantina e araba. Difesa e rinascita. Protezione e attacco. Fuga e viaggio.
Cosa sto vivendo in questo momento? Cosa sto facendo in questo istante netto e preciso della mia vita? Che scelte sto prendendo? Che mare sto solcando?
Le simbologie sono così accattivanti. Ti aprono uno spiraglio nel cielo buio, sono lame di luce che tagliano la vallata davanti a me.
Sorrido mentre chiudo la borsa.
Si parte.
La vita non è stare fermi.
Vado punto e a capo così
Spegnerò le luci e da qui sparirai
Pochi attimi
Oltre questa nebbia oltre il temporale
C’è una notte lunga e limpida
Finirà
Sei nell'anima e lì ti lascio per sempre
Sospeso Immobile Fermo immagine
Un segno che non passa mai
Vado punto e a capo vedrai
Quel che resta indietro
Non è tutto falso e inutile capirai
Lascio andare i giorni tra certezze e sbagli
E' una strada stretta stretta fino a te
Sei nell'anima in questo spazio indifeso
Inizia tutto con te non ci serve un perchè
Siamo carne e fiato
Sei nell'anima e lì ti lascio per sempre
Sei in ogni parte di me ti sento scendere
Fra respiro e battito


amore
e confusione
e parole
e nulla
e perché a frantumarmi il respiro
non ce la faccio, più.
La guardo, incantata. Prendo la macchina fotografica dalla borsa. Non posso perdermela, questa piccola magia. La gonnellina a fiori. La giacchetta sciancrata. I colori non ordinari. I capelli d'oro appena raccolti. Le braccia appese al bancone. Come a dire.
C'è qualcuno? Io sono qui. Proprio io.
Io che non sono come le altre.

Domenica mattina, ore 9.30. Le Iene in missione all'Ikea. Dopo il canonico tour, in cui siamo riuscite a comprare l'ennesimo porta tubo dell'aspirapolvere e gli ennesimi sottopentola di sughero, siamo cadute vittime della bottega svedese. I biscotti, nelle varianti zenzero, arancia e cappuccino, sono ormai un classico. Abbinati ad una cremina al mascarpone o ad una mousse al cioccolato, sono il perfetto epilogo di qualsiasi cena. All'improvviso, il richiamo. Ipnotico. Irresistibile. Sirenico. La puppettiella svedese. Ne prelevi sei, facciamo otto
, e le disponi in una pirofilina. Un quarto d'ora nel forno a 220 gradi. Una generosa mestolata di puré. Quello vero, con le patate, il latte, un pezzettino di burro e la noce moscata. Uno schianto. Dalla diffidenza all'estasi, in un sol boccone. E sapere di averne un chilo nel freezer ha un non so che di rassicurante.
Chiamata da numero sconosciuto. Chissarà? Scorro mentalmente tutti i warning tris. Assente. I warning tris sono le ultime tre cifre dei numeri telefonici che ho cancellato dalla mia rubrica perché appartenenti a individui del tutto inutili e/o sgradevoli e/o potenziali destinatari di sms patetici nelle notti in cui mi sento triste e sola. Tipo 019, 730, e via discorrendo. I warning tris sono impressi a fuoco nella mia memoria in modo che, quando all’inutile/sgradevole/bastardo viene la brillante idea di riesumarmi, decido, con un solo colpo d'occhio, di non rispondere o di rispondere con un tono di sublime, immarciscibile distacco. Dicevamo. Assente. Rispondo con un cauto "pronto?". Il timbro di voce e la lentezza esasperante con cui viene pronunciato il "c i a o" sono inconfondibili. Il soggetto risale a due anni addietro. Deve comprare un pc e vuole un consiglio. Salvo poi concludere la telefonata con un "ti sei sposata?" "no" "e allora perché non ci vediamo una sera di queste?". E io pronuncio la sempre efficacissima frase: "non avevamo nulla da dirci allora, che cosa ti fa pensare che avremmo qualcosa da dirci adesso?". Efficacissima nel caso di soggetti da mediamente perspicaci in su. Nella fattispecie sono pervenuti, nei successivi trenta minuti, due sms con rinnovo dell'invito. A cui non ho dato seguito. E altri due questa mattina. Ho ritenuto opportuno intervenire: "il fatto che io non sia sposata non significa che non abbia altro da fare". Tempo un'oretta - forse aveva bisogno di tempo per comprendere appieno il recondito significato della mia frase - arriva un "Ok. Ho capito. Stammi bene, bella”. Che io dico. Lo sanno anche i muri che io detesto i ciaobella e affini.
Mamma di Harlock Quando pensi di toglierle quelle extension?
Harlock Non lo so. Non prima dell'estate.
Mamma di Harlock Ma non lo vedi che stai male? Ti involgariscono.
Harlock Io mi piaccio così.
Mamma di Harlock Come vuoi. Poi però non ti stupire se gli uomini ti trattano come una puttana.
Probabilmente sono io ad essere ingenua. Oppure sono loro terribilmente abili. A farmi credere di essere la donna della loro vita. Magari intendono la prossima, di vita. O tra due. Peccato però. Perché io avrei tanto voluto fosse questa qui.
Valeria ha trentadue anni. Valeria insegna al liceo. Valeria ha gli zigomi alti e uno sguardo triste. Valeria è molto magra grazie, dice, ad una dieta tutta proteine. Valeria ha visto sposarsi i suoi due fratelli. Valeria è diventata zia. Valeria parla parla parla e sorride. Valeria ha un cancro. Valeria non vuole che la gente lo sappia. Valeria è morta questa notte, mentre il cielo piangeva rabbiosamente tutte le sue lacrime. Mentre io pensavo a te. Mentre Cristina atterrava a Tokyo. Mentre leggevo le tue parole. Non c'è ragione. E' vero. Non c'è ragione. Perdio.
Stacco i sensi. Non sento niente. Non voglio niente. Immobile. Dormo. Molto più del necessario. Molto più del normale. Notte. Notte fonda. Una frase sul telefono. Che cosa fai, dormi? Proprio quando vivere è più bello. Più denso. Come il fumo che esce dalle mie labbra. Che si confonde in questa non luce. Quel tanto che basta per intuire. Quel tanto che basta per trasformare uno sguardo in un'immagine. Un'intuizione in un contrasto. Guardo fuori. Hai ragione. Hai ragione tu. Delicatamente e dannatamente. Mi vesto svelta. Accosto piano il cancello. La nebbia avvolge ogni cosa. Non vedo nemmeno i lati del sentiero. Annuso. Ascolto. I miei passi. I rumori del bosco. Non ho paura. Mi sento così piena. Respiro. Mi respiro. Torno a casa. Ti sorrido, complice. E grata. Per quest'ora di vita strappata alla notte.
Ieri sera mi sono regalata la sedia dei miei sogni. L'avevo avvistata tre anni fa. E ogni tanto tornavo a guardarmela. Di legno scuro, massiccio. Con la seduta e lo schienale di cuoio marrone fissato con le borchie. Finalmente il mio bellissimo fratino ha una degna compagna. E la quarta sedia della cucina è tornata al suo posto. Non contenta, una volta a casa, mi sono concessa un sontuoso bagno. Sì, occhei, i miei bagni sono sempre sontuosi. Ma questo lo è stato di più. Candele, musichina giusta, olii, creme, maschere, cerottini sbiancadenti, mani, piedi. E depilazione. Che, come disse la splendida Agrado, di almodovariana memoria, "anche le donne discendono dalle scimmie esattamente come gli uomini".
In pratica ho raggiunto lo stesso risultato ottenibile in una settimana in un centro Messegué ma spendendo molto meno. E dulcis in fundo, per rispondere all'ormai ingestibile languorino, mi sono spazzolata un piatto pieno fino all'orlo di tempestina in brodo. Mica un brodo qualsiasi. Il brodo di mammà. E Morfeo stamattina aveva uno sguardo decisamente soddisfatto.
Io odio San Valentino. E' una ricorrenza idiota. Anche più di tante altre. Poi ieri sera ho rivisto Quo vadis, baby? di Salvatores. E questo passaggio mi ha tramortita.

"Ho aspettato tutta la notte che venisse da me. Hai presente il film Querelle? Jeanne Moreau gli dice perché mi hai fatto aspettare così a lungo, mi vuoi fare del male? il mio desiderio di te è così intenso, è così profondo… E lui perché mi hai desiderato? e chi hai desiderato? Io ho bisogno di lui. Ho bisogno del suo entusiasmo. E dei suoi sogni pieni di cinema."
Sì, odio San Valentino. Ma.
***
E' emerso un ricordo. Di un San Valentino di tanti anni fa. 1996. Mia sorella stava già da quasi due anni con Federico, l'attuale marito. Io ero con Andrea, che oggi è papà di un trappolino bellissimo. Andammo a cena tutti e quattro insieme. Al nostro arrivo trovammo sul tavolo un grande mazzo di rose rosse con un biglietto. Alle nostre bellissime figlie e ai loro dolcissimi compagni. Mamma & Papà


Ho bisogno di fare ordine. Nella cabina armadio. Nei pensieri. E' tutto sottosopra. Su entrambi i fronti. Gli stand appendiabiti hanno raggiunto un'inclinazione che sfida le leggi fisiche. La mia capacità di giudizio è sommersa da una catasta indefinita di parole e di opinioni esterne. Di cui mi nutro per sfamare l'incertezza. Per dare voce ad un coraggio che mi supplica di essere felice. O almeno di provarci. Parole e opinioni che poi vomito, disgustata. Esausta. Quando scende la notte e finalmente resto sola. In balia dei miei sentimenti e dei miei desideri. Così semplici. Così inconfessabili. Ruggisco. Guaisco. Non so più nemmeno che animale sono.
dai scherzavo... come stai?



Lei si è girata di nuovo contro il vetro,
sembrava danneggiata al di là di qualunque possibilità di recupero.
Ho sempre amato questa poesia. Le sue origini sono controverse. La sua storia ammantata di leggenda. La leggo lentamente. Respirando a fondo. Ogni volta che ho bisogno di calma e semplicità.
"Passa tranquillamente tra il rumore e le fretta, e ricorda quanta pace può esserci nel silenzio. Finche è possibile senza doverti abbassare, sii in buoni rapporti con tutte le persone. Dì la verità con calma e chiarezza; e ascolta gli altri, anche i noiosi e gli ignoranti, anche loro hanno una storia da raccontare. Evita le persone volgari ed aggressive; esse opprimono lo spirito. Se ti paragoni agli altri, corri il rischio di far crescere in te orgoglio e acredine, perché sempre ci saranno persone più in basso o più in alto di te. Gioisci dei tuoi risultati così come dei tuoi progetti. Conserva l'interesse per il tuo lavoro, per quanto umile: è ciò che realmente possiedi per cambiare le sorti del tempo. Sii prudente nei tuoi affari, perché il mondo è pieno di tranelli. Ma ciò non accechi la capacità di distinguere la virtù; molte persone lottano per grandi ideali, e dovunque la vita è piena di eroismo. Sii te stesso. Soprattutto non fingere negli affetti e neppure sii cinico riguardo all'amore; poiché a dispetto di tutte le aridità e disillusioni, esso è perenne come l'erba. Accetta benevolmente gli ammaestramenti che derivano dall'età, lasciando con un sorriso sereno le cose della giovinezza. Coltiva la forza dello spirito per difenderti contro l'improvvisa sfortuna. Ma non tormentarti con l'immaginazione. Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine. Al di là di una disciplina morale sii tranquillo con te stesso. Tu sei il figlio dell'universo, non meno degli alberi e delle stelle; tu hai il diritto ad essere qua. E che ti sia chiaro o no, non vi è dubbio che l'universo ti si stia schiudendo come dovrebbe. Perciò sii in pace con Dio, comunque tu lo concepisca, e qualunque siano le tue lotte e le tue aspirazioni, conserva la pace con la tua anima pur nella rumorosa confusione della vita. Con tutti i suoi inganni i lavori ingrati e i sogni infranti, è ancora un mondo stupendo. Fai attenzione. Cerca di essere felice."