una partita a scacchi
e una donna che voleva essere la padrona del mondo
e una macchina che andava a sinistra
e castelli ovunque
e un drappo magico che abbiamo visto davvero
e distese di torba
e



Ha quindici anni questo film. E quindici sono le volte che l'ho visto, volta più volta meno. L'ultima stasera, in tv. E anche se lo so che è un fumettone commerciale e che magari potevo impiegare questo paio d'ore in modo più produttivo o interessante, il fatto è che mi commuovo sempre e sempre in quel paio di passaggi fatti apposta. Uno in particolare. Quando Barney, il direttore dell'hotel, dice a Edward "Deve essere difficile lasciare andare qualcosa di così bello". Lo dice di un girocollo prezioso. Ma parla di lei, di Vivian. E, a questo punto, la lacrimuccia si affaccia implacabile. Perché penso che mi piacerebbe moltissimo che qualcuno dicesse questa cosa di me. Anche se non sono una puttana.
***
A dire il vero, questa volta, mi ha presa in contropiede anche la scena in cui lui le insegna a giocare a scacchi. Che poi diventa tardi e non la finiscono, la partita. Non la finiscono. Ma del resto è solo un film. E per di più da botteghino.
Si chiama Baby Nippon. Ed è la mia nuova passione. Roberta è la barista del panificio in cui faccio colazione ogni mattina. E' fantastica e insostituibile perché il suo squillante ciao francy!!! mi scaraventa fuori dalla fase rem. Io spalanco gli occhi e lei traduce in simultanea: cappuccio chiaro con tanta schiuma. Dal lunedì al venerdì. Adoro le mie piccole abitudini. Questa mattina, colpo di scena. Dopo il ciao francy!!! è seguito un posso fare io? Tazzina trasparente di quelle che si usano per il marocchino. Strato di latte condensato, sul fondo, cosparso di Coco Pops Choco Krispies. Caffè d’orzo. Schiuma di latte e ancora qualche Coco Pops sopra. Dopo aver contemplato l'armonia della forma e dei colori, si mescola delicatamente e si gusta. Un tripudio di dolcezza, un tuffo nell'infanzia. Quando il latte condensato era premio e peccato. Quando, dopo averlo succhiato di nascosto, si soffiava nel tubetto perché sembrasse ancora pieno. E si tornava svelte a fare i compiti. Ora si paga e si corre in ufficio.

Quanti amarono i tuoi momenti di grazia malinconica,
e la tua beltà, con falso o vero amore;
ma un uomo solo ha amato l'anima pellegrina che è in te
e le pene del tuo volto che muta.
William Butler Yeats
Perchè ciò che serve per sopravvivere è una persona che ci ami veramente.
http://crime-scene.splinder.com/
già
Sì. Ho davvero un bel ricordo di quella sera. Molto nitido, pulito. Era ferragosto, o forse il giorno successivo. Anna che sbuffava perché a Civenna non ci voleva venire. Filippo che sbuffava perché Anna sbuffava. L'orchestra di liscio, il gelato nella coppetta e i bambini che correvano dappertutto. Eri accanto alla porta e parlavi con due ragazze. Parlavi e sorridevi. Sorridevi con tantissimi denti. Sorridevi con gli occhi. Degli occhi buoni. Ecco - pensai - quello è il padre dei miei figli. Non fu un pensiero. Fu una sensazione. Precisa, definita. Spiazzante. Mi ci sono aggrappata tante volte negli anni successivi, nei momenti difficili. Quasi fino alla fine. Quando il male ha prevalso sul bene. Quando ho creduto di essere fatta per altro. Illusione di una libertà facile da vendere, durissima da godere. A volte anche dopo, sai. Quando mi sembrava impossibile essermi sbagliata. Una sensazione non sbaglia. Una sensazione ti prende per mano e ti ci porta. A meno che tu non corra più forte di lei.

La tristezza è più facile perché è una resa.
Io dico: trova il tempo di ballare da sola,
con una mano che si agita nell'aria.
Da Elizabethtown, di C. Crowe (2005)
f r a n c e s c a
il mio nome
pronunciato
per esteso
all'inizio di una frase
strappa il respiro
scatena demoni
spalanca abissi
questo incantesimo deve essere spezzato
a qualsiasi costo

Sara accende lo stereo. Intro di piano di Because the Night. Le pupille si dilatano di attenzione, il cuore aumenta il battito. La mia canzone nella scena finale di un film. Non importa che cosa sta per accadere. So già che mi piacerà. So già che ogni gesto sarà amplificato per appartenermi. Spegne le luci. Una dopo l’altra. Rami di candele ad illuminare le stanze. Giochi di vetri a riflettere la luce. Un passo di danza appena accennato. L’acqua scorre nella vasca ovale. Piastrelle a mosaico dai colori neutri. Chiudo gli occhi. E penso no. Non così amplificato. Si spoglia, Sara. Entra nella vasca. La voce di Patty Smith ad invadere lo spazio sonoro. Aria spinta nei polmoni. A fondo. E poi fuori piano. Le mani tra i capelli, sulla tempie. Il viso pulito, bagnato. Disteso. A r r e s o. No. Acqua. Solo acqua. Ad accogliere le spalle, il collo. Il mento, le labbra. Il naso, gli occhi, la fronte. I capelli che fluttano come alghe di seta. Il respiro. Il silenzio. La pace. La fine che racchiude un nuovo inizio.

Sono sempre stato portato per i sogni.
Nei sogni può accadere tutto quel che si desidera.
Nei sogni non c’è nulla da spiegare.
Non ci sono i perché, perché non ci sono risposte.
Nei sogni non abbiamo età.
Siamo sempre giovani.
E anche belli.
Alsazia. Una campagna piatta, a strati. Le nuvole, a strati. I colori, a strati. E lo sguardo sopra. Spalmato morbido, come cioccolato sulla sacher. Un hotel in mezzo al nulla. Tetti spioventi e tendine a fiori sui toni del rosa. Intorno a me un non ben precisato numero di giapponesi che parlano di prezzi, di quote di mercato e di fattori alfabetagamma da ieri mattino, ininterrottamente. Secondo me, non smettono nemmeno quando dormono e fanno sogni tipo "siamo i numeri uno, perché c'abbiamo il commitment, oh yeah". I coffee break sono un autentico spasso. Ogni volta, insieme al caffè brodoso e al succo d'arancia sintetico, ci mettono dei dolcetti diversi. E i francesi con i dolci, e un altro paio di cosette, ci sanno proprio fare. Durante i meeting bevo tantissimo. Acqua, non whiskey, se no rischio di dire quello che penso davvero. E quindi vado spesso alla toilette. Così ne approfitto per dare una sistematina agli occhi, 'ché il viola 988 di Dior è tanto strepitoso quanto impegnativo. Alla parete c'è appeso un foglio. Con i check delle pulizie. Orario e firma. Ore 10.00 Nathalie. Ore 10.30 Nathalie. Ore 11.00 Nathalie. Ore 11.30 Nathalie. E così via. Ogni giorno, tutti i giorni. L'ho incrociata, Nathalie. Un'aria da mezza età che non hai scampo. Bionda naturale. Un po' sovrappeso. Lo sguardo acquoso. Accenna un sorriso e sussurra bonjour. Ogni giorno. Tutti i giorni.
Penso che, alla fine, tutto possa essere spiegato attraverso il paradosso di Sandy. Avete presente la Sandy di Grease? Al secolo Olivia Newton-John? Ecco. All'inizio lei è la classica brava ragazza, con un aspetto da brava ragazza, con dei comportamenti da brava ragazza. Insomma questa Sandy qui, la "Sandy prima".


Poi, a causa di una serie di vicessitudini che tutti conosciamo a memoria, parlate e cantate, ha luogo la trasformazione nella nuova Sandy. La "Sandy dopo". Aggressiva, gattona, seduttiva.

E tutti vissero felici e contenti. E dove sta il paradosso? vi starete chiedendo. Il paradosso sta nel fatto che "Harlock prima" entra in scena come "Sandy dopo".


Poi, a causa di una serie di vicessitudini che nemmeno lei conosce – figuriamoci voi – ha luogo la trasformazione nella "Sandy prima".


Il fatto è che lei non è così. Cioè sì. Ma non solo. Dopo, dov'è che finisce "Harlock dopo"? Dov'è tutta la sua voglia di dire, di urlare, di sussurrare, di piangere, di raccontare, di ridere, di volare, di capire, di farsi capire? Dove, dove, dove?! Perché non riesce a buttar fuori e comprime e nega e sopprime? Perché replica rituali che un tempo la rendevano felice e che adesso la fanno sentire solo la brutta copia di se stessa? Perché non riesce a scrivere una sola riga dopo aver trascorso una delle settimane più felici della sua vita? Perché soffoca le emozioni che affiorano timide quando il suo unico desiderio è quello di Sentire? Perché ha sempre tutta questa fottuta paura?
Sembrava un post divertente, eh? Bene. Non lo è.
Il PC è drammaticamente lento. E’ tempo di backup. Creo e rinomino cartelle. Sfoglio, apro, rileggo, sposto, riguardo. Felice, dolorante, triste, attonita, indifferente. Solo un pochino, ma di tutto. Un anno di vita rivissuto in mezz’ora. Sequenze poco fluide, come in un film degli anni venti. In quanti occhi belli mi sono specchiata. Da quanti cuori tremanti sono fuggita. Che mi viene il dubbio, ogni tanto, di aver lasciato andare proprio le cose migliori. Archivio, salvo, cancello. Giro… giiiiro….ton….doooo.


Drew Lo sai? Non c'è niente di più importante nella vita che ammettere che forse una cosa è davvero o bianca o nera. E questo signore, Ben, che chiaramente ti da per scontata e che ripetutamente approfitta di te, ti fa male. E quello che ti sto dicendo io ti fa bene. Capisci che intendo? Sei fortunata che io non sia la persona giusta per te…
Claire Io lo so perché non sei quello giusto, ma dimmelo ugualmente però... così la vedo dal tuo punto di vista.
Drew E' che io so che cosa meriti.
Claire Avanti. Dimmi che cosa merito.
Drew Tu meriti che qualcuno ti dica non riesco ad immaginare un mondo senza di te...
Bagaglio a mano
Dimensioni massime: 55 cm x 40 cm x 20 cm


Perfetto. 

Jake Io ho una teoria. Ognuno ha un ruolo preciso in una relazione. O pollo. O maiale. Pensa al bacon con le uova della colazione. Il pollo ha dato un uovo. Il maiale se stesso. Tu non hai fatto niente di sbagliato. E' solo che sei un maiale che purtroppo si è innamorato di un pollo.
Emily Sì, hai ragione. Mi piace la tua teoria. A parte il fatto che io sarei un maiale.
Jake Già, in effetti forse l'analogia si può migliorare…

Oggi piove. Il Tevere in piena nasconde l'isola Tiberina. Le città grandi mi fanno paura. Roma. Questa città così molta, così troppa. Guardo il Teatro che giace sugli scaffali della libreria, basterebbe un fiammifero e brucerebbero tutte le pagine che non ho mai recitato. Ho un teatro ideale, in me, lo difendo. Si può essere saltimbanchi interiori? Anche qui, sai, come in ogni posto, mi danno della strana.
da Quo Vadis, Baby? di G. Verasani (Mondadori, 2004)
Roma. Domani. Ancora.
Love Baks, ops Bugs.
B&B. Interno. Notte. Harlock in camera. Lui in bagno, sotto la doccia.
Scena I. Ciak si gira.
Lui Cos'è "conditioner"?
Harlock Balsamo
Lui Bene. Avrò i peli delle ascelle morbidissimi.
rientravo da una riunione, stanotte.
pioveva a dirotto. di quella pioggia che frantuma tutto.
pensieri compresi.
non credo che tu conosca questo posto.
le mie mura, i miei giardini. nel nulla. fatti di nulla.
e non c'è nemmeno un motivo preciso per cui ti ci sto portando.
l'ho desiderato così tante volte.
e lo sto facendo.
ora.
no.
a dire il vero un motivo c’è.
voglio che tu veda che cosa sono adesso.
voglio che tu veda che cosa sono diventata.
voglio che tu mi dica perché.

"Se hai intenzione di provare vai fino in fondo, altrimenti non cominciare neanche. Potrebbe voler dire perdere la ragazza, la moglie, i parenti, il lavoro e forse anche la testa. Potrebbe voler dire non mangiare per tre, quattro giorni, potrebbe voler dire gelare su una panchina del parco, potrebbe voler dire la prigione, potrebbe voler dire la derisione, lo scherno, l'isolamento. L'isolamento è il premio, tutto il resto è un test di resistenza, per vedere fino a che punto sei veramente disposto a farlo. E tu lo farai. Nonostante i rifiuti e le peggiori probabilità di successo, e sarà meglio di qualunque cosa tu possa immaginare. Se hai intenzione di provare vai fino in fondo. Non c’è una sensazione al pari di questa. Sarai da solo con gli dei. E il fuoco incendierà le tue notti. Cavalcherai la tua vita dritto verso una risata perfetta. E' l'unica battaglia buona che ci sia."
Milady smettila di bere
ti spacco in testa quel bicchiere
sei vecchia e sembri un bambina
e vesti ancora da regina
Milady goccia su una foglia
Milady io non ne ho più voglia
Milady cipria sotto gli occhi
Milady persa negli specchi
Milady non hai voce e canti
in un teatro a fari spenti
Milady bolla di sapone
e ballerina di balcone
Milady il cuore è un soldatino
che scrive lettere a nessuno
Milady strada di Parigi
Natale con i tre re magi
Milady ho perso la tua spilla
Milady, Dio, come sei bella
Abbiamo smesso d'inventare parole
senza mai trovare quella che
voleva dire vivere
vivere
26 aprile 2004 - 26 aprile 2006
Buon Compleanno Blog
due anni
e io ancora non so dove sono