Benvenuti nel mio Castello

† passaggio segreto


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† specchio delle mie brame


† spiriti liberati

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† editto del regno

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† innocenti vanità

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† sentinelle del castello



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giovedì, 29 giugno 2006

In passato era un'abitudine, quasi una regola di vita, quella di mettermi in posizioni pericolose, rischiose, non confortevoli. Poi mi sono detta
"Ma perché devo sempre sanguinare in ogni cosa che faccio?"

(Charlotte Rampling)
mercoledì, 28 giugno 2006

E' arrivato un bastimento carico carico di….


caramelleeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!

martedì, 27 giugno 2006


Ma che hai tu che mi piace così tanto? Non ti vedo da quattro anni e ricompari, così, all'improvviso e…  niente… riesci sempre a farmi tremare le mani, a farmi venire quel nodo in gola che poi non mangio più per una settimana. Che vuoi da me? Ma perché mi incasini la vita? Ma perché hai questo potere su di me?

***

Ma perché hai questo potere su di me? Outlook. Archivio. Friends. Varie. Rinominato. Non posso avere una lapide davanti agli occhi ogni giorno che dio manda in terra. Il tuo arial 10, nero. Intrecciato al mio verdana 10, bordeax. Su un monitor su cui sembra tutto adesso. Parole che, se le avessi scritte su un foglio, ora sarebbero sbiadite. La carta un po' ingiallita. A rendere tutto prezioso. A ricordare che non è adesso ma uno ieri lontano.

adoro leggerti, mi piace ascoltarti, nell'ira funesta di un cuore che cercando consuma, nella paura di soffiare su candele così vivide che un leggero tocco le possa spegnere. vorrei non fosse il cuscino a farmi tacere, e vorrei darmi il tempo, nelle mille parole, di ascoltarti senza sentire voce, ma un respiro che cresce. coerenza, incoerenza, ipocrisia, verità. certezze. che strano non scoprire il senso profondo delle parole, ma radicare emozioni e germogliare passioni, ti sfioro, delicatamente affinché tu non ti ritragga spaventata, da quel che sono, e per quello che non sono.

Ma perché hai questo potere su di me? Perché. Perché sei stato il primo ad innamorarmi di parole. Ad uccidermi attraverso la loro negazione. Perché dopo è stato tutto e sempre un mettere accanto. Un vedere se. Un toccare se. Un ascoltare se. E no. Non era. Non era mai. Non era uguale non era vicino non era niente. L'arcobaleno non si riflette in una palude.
lunedì, 26 giugno 2006

Da due giorni il Capitano si arrovella sul seguente quesito: quale strepitoso detersivo useranno mai al Pelle d'Oca di Milano per rendere i vetri così puliti e trasparenti? Pregasi osservare la seguente immagine.

L'impronta evidenziata dal circolino viola non è la sagoma di una pluffa di potteriana memoria lanciata a tutta velocità. Ma quella del naso e della bocca della Capitana, anch'essa lanciata a tutta velocità, in direzione del guardaroba.

Avete finito di ridere? Molto bene. La difesa, costituita da alcuni tra i più prestigiosi avvocati della blogsfera, ha presentato alla giuria una serie di circostanze attenuanti.

1. le vetrate del locale sono abbellite con variopinti tendaggi che inducono a pensare che si tratti di passaggi tra un vano e l’altro.

2. un vodka martini molto secco, con tre olive senza olive, come aperitivo e due bicchieri di ottimo chianti ad accompagnare il gustoso filetto al pepe verde.

3. una temperatura di 30° con un tasso di umidità intorno al 60% da mandare in tilt anche le le sinapsi più efficienti.

La Capitana ha tentato di giustificare l'accaduto sostendendo che non si è trattato affatto di un imbarazzante incidente. Ma di un deliberato e cosciente tentativo di compiere un salto spazio temporale verso una non meglio specificata meta. Quando si dice arrampicarsi sugli specchi. Pardon. Sfondarli.

giovedì, 22 giugno 2006

Be White

Live White

del resto non ha alcun senso fare diversamente


ma fate piano comunque (perfavore)

che Fata continua a dormire

...


il bianco è leggero, fragile e si sporca per un nonnulla

martedì, 06 giugno 2006

 

E se passate fate piano
che Fata dorme dal mattino
che l'uomo per la guerra le partì
e dietro la collina si sbiadì
e nel castello sopra il fiordo,
la luce sfiora per ricordo
le coppe che restarono così
e il vento smuove le vetrate
e a volte un'eco di risate
un tempo risuonavano da lì
ma non passateci d'aprile
che non potreste più vedere
le rose come quando lui era qui

E quando c'era lui le sale
erano piene mille sere
di gente e luci e scherzi di buffoni
e feste fino all'alba e poi canzoni
e lui stringeva fra le dita
la pietra verde della vita
e chi partiva sempre ritornò
tornò anche un figlio trovatore
scappato senza far rumore
per altre luci che poi non capì
e un drago fatto con la paglia
bruciava all'alba sulla soglia
perche il dolore non entrasse lì


Tu che ne sai che passi e guardi
di Fata e tutti i suoi ricordi
del sogno che ha battuto la realtà?
La polvere si è fatta antica
e sul sentiero c'è l'ortica
ma Fata non ci crede e non lo sa
Ha fretta e l'abito è sgualcito
ma è la gran sera che ha aspettato
e il conto della sabbia è fermo già
e lui che bussa e lui che torna qua
e si riaccendono le luci
ad una ad una stanze e voci
e servi e cani ancora tutti là
è lui, sorride sulla porta
è lui, lo stesso di una volta
ma chiede scusa e non l'abbraccerà
ha gli occhi stanchi, è sempre bello
ma tiene addosso quel mantello
che non si toglie e non si toglierà.

Il Castello, Roberto Vecchioni

lunedì, 05 giugno 2006

Clementine    Io richiedo molto impegno, perciò non ho nessuna voglia di fare lo slalom attorno al tuo matrimonio o qualunque altra cosa del genere. Se ti va di stare con me, stai con me. Troppi uomini pensano che io sia un'idea o che possa completarli o che possa riuscire a ridargli la vita. Ma io sono solo una ragazza incasinata che cerca la sua pace mentale. Non farmi carico della tua.
 
Joel             Questo discorso me lo ricordo molto bene…
 
Clementine    Ti avevo inquadrato, eh?
 
Joel             Avevi inquadrato il genere umano…
 
Clementine    E' possibile.
 
Joel             Ma pensavo comunque che mi avresti salvato la vita.
 
Clementine    Lo so.
 
Joel             Forse sarebbe diverso se potessimo provarci un'altra volta.
 
Clementine    Ricordati di me. Fa' del tuo meglio.
 
da Eternal Sunshine of the Spotless Mind, di M. Gondry (2004)
domenica, 04 giugno 2006

Oggi il cielo è troppo limpido per raccontarmi qualcosa di buono.
sabato, 03 giugno 2006

Avrei potuto perdonare la sua vanità se non avesse mortificato la mia.

venerdì, 02 giugno 2006

Non sono un attimo, non voglio un attimo. Mi strappo questi capelli finti, lavo via il viola che diventa rosa pesante, rosa leggero e mulinella nello scarico insieme alla parte di me che più amo.  Che più odio. Che più. Salta il contrasto. La complementarietà. Il gioco. Gli occhi sono meno verdi. Svuotati di luce. Svuotati di voglia. Salta la maschera e non mi ricordo che cosa c'è dietro. C'è che non sopporto più di essere guardata. C'è che vorrei farmi piccola neutra invisibile. C'è che parlo urlando nei miei silenzi e non arriva non arriva non arriva dove quando come vorrei. C'è che mi annoio che non rido che mi sforzo di ridere ma in fondo non me ne frega niente. C'è che non ci vado alla scampagnata di domenica perché ci sono un sacco di bambini. E i bambini mi sbattono in faccia il mio fallimento i miei errori il mio non avere senso.