

E' arrivato un bastimento carico carico di….

caramelleeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!! 


Da due giorni il Capitano si arrovella sul seguente quesito: quale strepitoso detersivo useranno mai al Pelle d'Oca di Milano per rendere i vetri così puliti e trasparenti? Pregasi osservare la seguente immagine.


L'impronta evidenziata dal circolino viola non è la sagoma di una pluffa di potteriana memoria lanciata a tutta velocità. Ma quella del naso e della bocca della Capitana, anch'essa lanciata a tutta velocità, in direzione del guardaroba.
Avete finito di ridere? Molto bene. La difesa, costituita da alcuni tra i più prestigiosi avvocati della blogsfera, ha presentato alla giuria una serie di circostanze attenuanti.
1. le vetrate del locale sono abbellite con variopinti tendaggi che inducono a pensare che si tratti di passaggi tra un vano e l’altro.
2. un vodka martini molto secco, con tre olive senza olive, come aperitivo e due bicchieri di ottimo chianti ad accompagnare il gustoso filetto al pepe verde.
3. una temperatura di 30° con un tasso di umidità intorno al 60% da mandare in tilt anche le le sinapsi più efficienti.
La Capitana ha tentato di giustificare l'accaduto sostendendo che non si è trattato affatto di un imbarazzante incidente. Ma di un deliberato e cosciente tentativo di compiere un salto spazio temporale verso una non meglio specificata meta. Quando si dice arrampicarsi sugli specchi. Pardon. Sfondarli.

Be White
Live White
del resto non ha alcun senso fare diversamente
ma fate piano comunque (perfavore)
che Fata continua a dormire
...
il bianco è leggero, fragile e si sporca per un nonnulla


E se passate fate piano
che Fata dorme dal mattino
che l'uomo per la guerra le partì
e dietro la collina si sbiadì
e nel castello sopra il fiordo,
la luce sfiora per ricordo
le coppe che restarono così
e il vento smuove le vetrate
e a volte un'eco di risate
un tempo risuonavano da lì
ma non passateci d'aprile
che non potreste più vedere
le rose come quando lui era qui
E quando c'era lui le sale
erano piene mille sere
di gente e luci e scherzi di buffoni
e feste fino all'alba e poi canzoni
e lui stringeva fra le dita
la pietra verde della vita
e chi partiva sempre ritornò
tornò anche un figlio trovatore
scappato senza far rumore
per altre luci che poi non capì
e un drago fatto con la paglia
bruciava all'alba sulla soglia
perche il dolore non entrasse lì
Tu che ne sai che passi e guardi
di Fata e tutti i suoi ricordi
del sogno che ha battuto la realtà?
La polvere si è fatta antica
e sul sentiero c'è l'ortica
ma Fata non ci crede e non lo sa
Ha fretta e l'abito è sgualcito
ma è la gran sera che ha aspettato
e il conto della sabbia è fermo già
e lui che bussa e lui che torna qua
e si riaccendono le luci
ad una ad una stanze e voci
e servi e cani ancora tutti là
è lui, sorride sulla porta
è lui, lo stesso di una volta
ma chiede scusa e non l'abbraccerà
ha gli occhi stanchi, è sempre bello
ma tiene addosso quel mantello
che non si toglie e non si toglierà.
Il Castello, Roberto Vecchioni




Avrei potuto perdonare la sua vanità se non avesse mortificato la mia.
Non sono un attimo, non voglio un attimo. Mi strappo questi capelli finti, lavo via il viola che diventa rosa pesante, rosa leggero e mulinella nello scarico insieme alla parte di me che più amo. Che più odio. Che più. Salta il contrasto. La complementarietà. Il gioco. Gli occhi sono meno verdi. Svuotati di luce. Svuotati di voglia. Salta la maschera e non mi ricordo che cosa c'è dietro. C'è che non sopporto più di essere guardata. C'è che vorrei farmi piccola neutra invisibile. C'è che parlo urlando nei miei silenzi e non arriva non arriva non arriva dove quando come vorrei. C'è che mi annoio che non rido che mi sforzo di ridere ma in fondo non me ne frega niente. C'è che non ci vado alla scampagnata di domenica perché ci sono un sacco di bambini. E i bambini mi sbattono in faccia il mio fallimento i miei errori il mio non avere senso.