Benvenuti nel mio Castello

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† editto del regno

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† innocenti vanità

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† sentinelle del castello



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domenica, 25 maggio 2008

op
ancora lago e pioggia e vento (poco, ma va bene lo stesso)
 
ancora il tentativo di cercarmi e scoprirmi diversa
 
giro le chiavi nella serratura
 
ossa umide
 
lividi pulsanti
 
mente libera ai confini dell'assenza  
 
 
effetto rebound
 
 
Il caso continua a prendersi gioco di me, con un'incredibile sequenza di incontri e circostanze e luoghi. Altro che sette gradi di separazione. Raccimolo tutto in un ideale setaccio. Attese, proiezioni e desideri scivolano via, evanescenti come sogni. Resta soltanto una sparuta manciata di attimi, cristallizzati nella loro delirante perfezione. Praticamente un nonnulla, nel tutto della mia vita. Eppure manchi. A dispetto della ragione, della logica, dell'evidenza. A dispetto dell'intelligenza, della dignità e dell'orgoglio.   
     
"Mi rendo conto che il dolore è sempre lì, in agguato dietro l’angolo. Non riesco a vivere serena, l’angoscia mi sale quando meno me l’aspetto, mi stringe il petto come una spugna fradicia, come acqua sporca ne colano via i sentimenti delusi, tornano i rimorsi per tutto ciò che avrebbe potuto essere se fossimo stati diversi."
martedì, 13 maggio 2008

vela
Tre ore di sonno. Tre Jack ancora parzialmente in circolo. In questo stato le probabilità che oggi finisca in acqua sono piuttosto elevate – penso – mentre bevo un provvidenziale caffè doppio. Indosso il giubbotto di salvataggio e lo allaccio stretto. "Senza bloccare la circolazione..", apostrofa divertito lo skipper mentre avvicina la barca alla banchina e mi spiega come salire senza giocarmi gli adduttori. Perché? perché agisco sempre d'impulso?! mi chiedo. Come si fa a fare un corso di vela se non sto a galla nemmeno per sbaglio?! Occhei, ci siamo. Mi aggrappo a tutto quello che mi capita a tiro: pali, funi, cavi, ganci, equipaggio. Armiamo la barca, seguendo scrupolosamente le indicazioni dell'istruttore. Dopo svariati, deludenti tentativi realizzo la mia prima gassa d'amante. Paul Cayard, chi era costui?  E poi questi guantini di pelle nera mi stanno proprio bene. Rock on board. Prendo confidenza con parole, espressioni, movimenti che, fino a poche ore fa, non conoscevo. Il sole duetta con la superficie del lago creando fantastici giochi di luce, resi ancora più belli dai colori vivaci dei surf e dei kite. Il vento gonfia le vele e mi accarezza la pelle e i capelli. E' come un incantesimo. Sento il cuore fremere, sbocciare, dilatarsi dopo giorni in cui ho mantenuto il battito al minimo vitale, per limitare i danni e non cadere nel loop dei perché, delle colpe e dell'orgoglio. Bolina stretta. La barca va veloce, inclinata a pelo d'acqua. Saltano strutture e regole. Saltano paure e limiti. Saltano controllo e perfezione. (anche un'unghia, a dire il vero). Per qualche ora non sento la nostalgia dell'esistenza, dell'amore, di un uomo. Per qualche ora mi sembra di colmare l'abisso che ho dentro. 
giovedì, 08 maggio 2008

...la T-shirt che indosso 'stamattina...

 wannaflywithme?

No?!?!

Peggio per te!!! 

mercoledì, 07 maggio 2008

040508Domenica mattina. Una persiana cigolante e dispettosa lascia entrare un fascio di luce. Apro piano gli occhi, ancora pieni di quello che ho visto ieri sera. Tu che per la prima volta fai davvero qualcosa per me. Tu che compri una tovaglia nuova, le bacchette e i piattini su cui disponi il sushi e le margherite. Tu che giri tre supermercati per trovare le mazzancolle e gli scampi che vuoi tu, come li vuoi tu. Tu che accendi le candele e prepari i miei asciugamani puliti in bagno e che apri lo champagne anche se è un giorno qualsiasi. Le parole che scorrono fluide e cristalline, illuminate da risate e da sorrisi. Che sembra tutto così facile. Come se non fosse passato nemmeno un giorno. Ti guardo dormire. Le labbra che accennano un sorriso mentre inspiri. I capelli scuri incorniciati dall'arancione del cuscino. Le mani forti e grandi abbandonate in un gesto morbido. Che se avessi un foglio ruvido e un carboncino ti disegnerei. Un senso di pienezza e di benessere primitivo mi avvolge e mi trafigge e vorrei che il tempo si fermasse qui, adesso. Invece non si ferma. Il tempo incede, mi aspetta poco più avanti. Dietro l'angolo. Pregustando la vulnerabilità della sua preda.  La morbidezza della sua carne. In cui affondare una lama lunga e affilata. L'acqua della doccia che scorre. Bevo il caffè, ancora un po’ imbambolata. Il tuo telefono che occhieggia, diabolico, a un passo da me. Non lo fare, Francesca, non lo fare. Dai, Francesca, è questione di un attimo, sei a un passo dalla verità. Non farlo. Fallo. Messaggi ricevuti. Messaggi inviati, gli ultimi. Non a me.  "Sento ancora il tuo odore addosso...................". Tutto inizia a girare veloce sempre più veloce e si tinge di un rosso così scuro e denso e freddo. Tremo forte. Vorrei urlare e il suono mi si spegne in gola e mi esplode dentro. Rabbia ira furia delusione dolore schifo malemalemalemale in ogni anfratto della mia pelle del mio cuore del mio cervello della mia anima o di quello che ne è rimasto.
 
Guido fino a casa. Respirando piano. Trattenendo un quintale di lacrime dietro a questi occhiali nuovi, molto glamour. E chiedendomi come sia ancora in grado di sopportare sbalzi emotivi così violenti. Un attimo prima sull'Olimpo. Un attimo dopo scaraventata nella realtà più squallida. Carnefice di me stessa. Di nuovo e continuamente.