

Londra mi è nemica, perché mi strappa dal ricordo. Nel tempo e nello spazio. Lo stesso sabato di un anno fa. Un caffè in centro. La mostra della Westwood a Palazzo Reale. Una cioccolata con la panna. Parole a fiumi. I minuti, le ore scorrono veloci. E ci portano fino all'aperitivo alle colonne di San Lorenzo. Un paio di whiskey sour, con Oban, of course. Una favolosa cena thailandese. Lily Allen canta Naive, mentre noi torniamo di corsa al parcheggio di Piazza Diaz, che chiude alle 2. Non accadeva da così tanto tempo. Per due lunghi anni nemmeno una parvenza di battito. E invece eccolo. Prima lieve, appena accennato. E poi continuo, festoso. Zampillante come acqua in una fontana. Già. Una fontana. Lo scambio delle coppe. Così piene, ricche, inebrianti. Non so se sia giusto provare tutta questa nostalgia per qualcosa finito tanto male, solo un paio di mesi dopo. Giusto o non giusto, certamente è stupido. E doloroso. "Ero felice, un anno fa..." dico al mio capo, passeggiando per Oxford Street. "No, sei molto più felice adesso, non so perché tu non voglia rendertene conto. E' solo che allora non sapevi con chi avevi a che fare". La felicità vive di illusioni. E ricordarlo fa un male bestia.

