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martedì, 25 novembre 2008

god save (almost) the queen
Travolti dal rispettivo profumo, spruzzato in dose massiccia. Più riconoscibile ed evocativo di qualsiasi gesto o parola o sorriso. Un iniziale imbarazzo che si stempera rapidamente attraverso due bottiglie di meraviglioso chablis. E una quantità di ostriche da restarci secchi. Imboccandosi come bambini. In un'intimità da coppia consolidata, senza malizia, senza sguardi allusivi da b movie. Assisto alla scena come se la vedessi da fuori, da una platea immaginaria. Lei è cresciuta, si è evoluta, forte della sua capacità di emozionarsi fino alle lacrime planando sull'acqua. Lui è rimasto quello che era. Ripete gesti e formule ed è solo una sbiadita copia di se stesso. Dice che in questi sei mesi ha pensato alla sua vitalità, al suo sorriso. Le stesse cose che potrebbe dirle un qualsiasi estraneo che trascorra qualche ora con lei. Di lui, invece, lei ricorda l'odore, la forza delle sue mani, il suono inconfondibile delle sue risate, le bugie e i silenzi, un piccolo paperotto di gomma e il sapore di quel primo bacio all'alba di un mattino di fine gennaio tra la luce debole delle ultime candele. Parla di lavoro, di quote di mercato che scendono e che lui farà risalire. A colpi di power point e di notti in bianco. Parlami di quello che ti manca, Marco, perdio, di quello che vuoi, di quello di cui hai paura, di quello che senti quando il kite ti trascina in cielo, dell'uomo che sarai forse un giorno. Mi piacerebbe imparare a ballare il tango, dice. Andiamoci, risponde lei a fil di voce, fin troppo consapevole che è solo un pour parler. Si abbracciano per un lungo momento. Le verrebbe così, da risalire lungo il suo collo e cercare le sue labbra. La mente è troppo annebbiata per capire che cosa prova. Per capire se è davvero quello che vuole o solo il desiderio di volerlo. E se poi lui si ritrae? No. Sale svelta in macchina. Il re è morto, di nuovo, questa notte. Suicida, pare. God save (at least) the queen*.
.
*si ringrazia Elena per l'arguta intuizione.
..
..
A novembre
la città si accende in un istante
il mio corpo non si veste più di voglie
e tu non sembri neanche più così forte
come ti credevo un anno fa
novembre.
E tu parlavi senza dire niente
cercavo invano di addolcire quel retrogusto amaro
di una preannunciata fine.

Commenti
#1    27 Novembre 2008 - 20:08
 
ma quanto bella sei?

w
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#2    15 Gennaio 2009 - 15:20
 
> Parla di lavoro, di quote di mercato che scendono e che lui farà risalire

Suppongo che in un convivio seduttivo la quantità industriale di ostriche venga a braccetto di ciò che ha permesso di essere una quantità industriale. In altre parole vengono a braccetto con un uomo che fa del lavoro la sua mission.
Mah.
Sono perplesso.
Se uscissi con una donna che in una cena d'eros si mette a parlare di chescflou, di secondo quortal, di quote di mercato, di fainansaltreidoff penso che, al termine, la accompagnerei educatamente a casa.
Con tanti auguri di buon lavoro e gratificazioni professionali.
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#3    20 Gennaio 2009 - 18:20
 
@AWomanAMan... infatti. Probabilmente non era una cena di seduzione. O meglio, non lo era più. O forse, semplicemente, non aveva nulla di diverso, di nuovo, da raccontare. Per mia grandissima fortuna. 'ché non oso pensare, altrimenti, come starei ora...
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#4    28 Gennaio 2009 - 08:55
 
Per adorare una dea non bastano orpelli per gli occhi ma ci vuole una fede cieca nella sua bellezza.
utente anonimo

#5    28 Gennaio 2009 - 13:16
 
@anonimo nessuna dea nei paraggi. se voleva essere un complimento, grazie. non cerco adorazione. cerco battito (mio) e trasparenza (di fronte).
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